Investire sul turismo, sui beni culturali, sull’università, sulle terme. Ne parlano tutti i candidati a sindaco, ne parla anche il segretario generale della Filca Cisl di Viterbo Francesco Agostini. Secondo cui c’è però una condizione necessaria e forse sufficiente perché nella Tuscia e nel suo capoluogo si inneschi finalmente la scintilla dello sviluppo: i collegamenti.
“I dati della crisi economica sono chiari – nota il sindacalista -: se da un lato il comparto delle costruzioni ha trascinato nella recessione un indotto molto importante nei vari settori, dal trasporto alla cavazione, dai manufatti in cemento sino ad arrivare al metalmeccanico, dall’altro ad aggravare il tutto c’è stato un totale stallo negli investimenti legati ad altri settori, che non hanno arginato questa problematica trasformando man mano la crisi economico-finanziaria in crisi sociale vera e propria”.
La politica viterbese, secondo il segretario degli edili della Cisl, avrebbe dovuto prevedere che la bolla speculativa nel settore delle costruzioni sarebbe esplosa, creando gravi problemi all’ economia e si sarebbe dovuto pensare a come rilanciare il territorio.
“Investire sul turismo ad esempio potrebbe rappresentare una grande opportunità. Viterbo canalizza solo 200mila turisti l’anno, nonostante sia una delle uniche tre città papali al mondo assieme a Roma ed Avignone, a differenza di Orvieto che ne accoglie oltre 300mila e Civita di Bagnoregio quasi un milione – continua Agostini -. Occorre anche rilanciare la nostra università, che ha saputo conquistare appeal oltre provincia, dimostrato dal fatto che gli studenti fuori sede hanno sopravanzato i viterbesi, creando quindi quelle condizioni di interesse e di attrazione verso il nostro territorio”.
Ma tutto questo può essere possibile, nota il numero uno della Filca, solo ripartendo da un’azione decisa di miglioramento dei collegamenti che stanno penalizzando fortemente la Tuscia: “Proprio per questo rimaniamo allibiti riguardo i recenti proclami che invocano il blocco definitivo della Trasversale, almeno fin quando non si sarà deciso un nuovo percorso alternativo al tracciato verde.
Se ancora non ci rendiamo conto che bisogna dare continuità alle scelte di chi ci ha preceduto non potremmo mai, vedere il completamento di un’opera, continuando ad alimentare l’isolamento della nostra provincia. Se ancora non vengono superate le divisioni sulla necessità di collegare Viterbo al resto del mondo attraverso una rete infrastrutturale moderna, Roma in primis, significa che le nostre classi politiche stanno sbagliando tutto”.
Sono passati decenni, ricorda Agostini, da quando si parlava di raddoppio della Cassia e tutto è finito nel dimenticatoio “nonostante sia stato affidato l’incarico per la progettazione definitiva nel 2009 alla Ati Bonifica spa e Saim srl, e nonostante questo progetto abbia ricevuto parere positivo dal ministero dell’Ambiente nel 2012 e dal ministero dei Beni culturali nel 2014. Sono passati decenni da quando sembrava definito il raddoppio della ferrovia Viterbo-Roma. Gli stessi decenni per tutte le opere infrastrutturali che ci riguardano”.
“L’economia della nostra bellissima provincia – nota ancora il sindacalista – rischia di rimanere soffocata da questo immobilismo-ostruzionismo ormai generazionale, che alimenta solo disoccupazione e precarietà, elementi che minano entrambi la dignità di una persona e quindi di ogni cittadino. E nonostante ciò si continua con l’ inutile querelle del sì o del no a questa e a quella infrastruttura – conclude Agostini – confermando purtroppo che nessuno schieramento politico o governo è migliore dell’altro. E che al peggio non c’è mai fine”.

