Talete sarebbe pronta a chiedere un aumento delle tariffe, per il 2020, dell’85 per cento e non del sette come era trapelato nei giorni scorsi. La notizia choc è stata data in Consiglio comunale da Massimo Erbetti, che ha citato una lettera spedita dalla società al presidente dell’Ato e ad alcuni sindaci della provincia. Obiettivo del cda recuperare 50 milioni di euro: una parte (25 milioni) appunto dalle tariffe e un’altra parte (23 milioni) tramite i depositi cauzionali. Solo quest’ultimi peserebbero sulle bollette di una famiglia tipo per circa 200 euro l’anno. L’aumento dell’85 per cento, invece, sempre secondo Talete, andrebbe a decrescere negli anni successivi.
L’impatto sociale sarebbe devastante. E’ per questo motivo che, in alternativa, Talete potrebbe proporre un’altra misura: aumento del 9 per cento dal 2018 al 2023 per sei annualità. In questo caso i soldi verrebbero prelevati dalle tasche dei cittadini “a rate più comode”.
E’ dunque un vero e proprio salasso quello che vorrebbe operare l’indebitata società. Un salasso inaccettabile se si pensa che le tariffe sono state aumentate già l’anno scorso del 7.5 per cento con la scusa che i maggiori introiti sarebbero serviti per chiedere un finanziamento ad Arera atto a rimettere in sesto i conti della società ed evitare aumenti futuri. Solo chiacchiere, però. Quei soldi non sono mai arrivati e l’attuale cda di Talete (gestito dal Pds di Panunzi e da Forza Italia) non è ancora riuscito a spiegare come si è arrivati a questa situazione drammatica.
Di certo, per oggi è convocata l’assemblea dei sindaci dell’Ato e si spera che venga posta fine una volta per tutte anche a questo balletto di cifre. Una volta si parla di ricapitalizzazione, un’altra volta di aumento delle tariffe del 7 sette per cento, un’altra volta dell’85, un’altra volta ancora di vendita di quote ai privati. Si ha la sensazione che in questi mesi sia stata alzata sempre di più l’asticella con l’obiettivo di mettere i soci di fronte al fatto compiuto e arrivare alla fine a un risultato comunque penalizzante per l’utenza pur di salvare una società gestita negli ultimi anni in maniera pessima.

