Netta chiusura a Nicola Zingaretti al prossimo congresso. E’ quanto sancito dalla riunione dei renziani a Salsomaggiore, venerdì e sabato scorsi. No senza se e senza ma. Con due orientamenti: da un lato la maggioranza del gruppo, decisa ad appoggiare Marco Minniti, e dall’altro una parte minoritaria invece pronta a schierarsi con Maurizio Martina.
Non è certo una bella notizia per il presidente della Regione, considerato da tutti i renziani (al di là di Martina e Minniti) inadeguato a gestire le sfide del futuro. C’è nei confronto suoi una chiusura di ordine politico, ovviamente, laddove lo si vede come l’incarnazione della “ditta” ex Ds pronta a tutto per governare il partito. Ditta che, in altre parole, come è accaduto in passato, pur di essere maggioranza all’interno, accetterebbe di buon grado di fare la minoranza nel Paese. E’ questo, soltanto questo il nodo di tutti i ragionamenti dei renziani, che vogliono invece mettere il Partito democratico in una posizione di alternativa reale al governo della Lega e dei 5 Stelle.
D’altra parte, è lo stesso modello Lazio ad affermare che con Zingaretti non si andrebbe lontani, se è vero che un presidente che governa con la destra di Pirozzi e il tacito accordo dei 5 Stelle (e che non ha intenzione di dimettersi anche se eletto segretario) sarebbe ricattabile e dunque impossibilitato a cercare per il partito quell’autonomia dalla destra e dalla galassia grillina necessaria per creare i presupposti appunto dell’alternativa.
Il Pd renziano, che ha la maggioranza del partito, non ha dunque nessuna intenzione di rassegnarsi a restare all’opposizione. Zingaretti è debole, ricattabile politicamente proprio per la precarietà della Regione e dunque è il meno adatto a guidare la fase di riscatto. In piccolo anche il caso Viterbo è la dimostrazione di un gruppo dirigente ex Ds (Sposetti e Panunzi) più incline ad inciuciare con gli avversari che a lavorare per costruire un futuro più solido.
In definita: no alla riproposizione della “ditta”, non agli inciuci con la destra e i populisti del M5S, sì a una linea politica chiara capace di opporsi al vergognoso governo Di Maio-Salvini. Per tutte queste ragioni i renziani chiudono la porta al governatore del Lazio e aprono invece a Minniti, personaggio che oltretutto gode di ottima stima presso i più svariati settori dell’opinione pubblica.

