Clima politico avvelenato a Tarquinia. Le dimissioni del sindaco Pietro Mencarini, dopo soli 14 mesi dall’elezione, stanno facendo emergere pubblicamente tutti gli scontri nel centrodestra finora tenuti sotto coperta dalla presenza di un’amministrazione nel pieno delle sue funzioni. Ma ora non è più così e le contraddizioni che avevano portato Mencarini a conquistare il Comune, alla guida di liste che, senza un progetto comune, si erano alleate solo per conseguire il risultato, stanno miseramente venendo a galla.
Non contribuisce a riportare la calma la motivazione ufficiale addotta dal sindaco per spiegare la sua decisione, laddove ha parlato e continua a parlare genericamente di gruppi di consiglieri che volevano tenere sotto scacco l’amministrazione, senza specificare i nomi, i cognomi e le circostanze concrete, ovvero gli interessi intorno ai quali evidentemente la maggioranza non è riuscita a trovare una posizione condivisa. “I cittadini di Tarquinia – attaccano per questo motivo le opposizioni – meritano di sapere chi sono questi consiglieri in contrasto tra loro, per quale motivo si è arrivati alla spaccatura e si riandrà a votare la prossima primavera”.
Di sicuro, tra i temi al centro dello scontro la spinosa vicenda di San Giorgio, che politicamente interessa tutta la politica locale in modo trasversale. Si parla di abusivismo da sanare e abusivismo insanabile, di centinaia di case costruite in barba alle leggi urbanistiche, di interessi veri di decine e decine di famiglie che si sono raggruppate in vari comitati (in contrasto tra loro), ognuno con i propri referenti in Comune. Sulla questione l’amministrazione Mencarini aveva tra l’altro nominato come consulente l’architetto di Gallese Demetrio Carini, che poi ha però lasciato l’incarico nel momento in cui, due mesi fa, è stato coinvolto nello scandalo per la costruzione del nuovo stadio della Roma (avrebbe chiesto un incarico lavorativo per la moglie).
Adesso a Tarquinia arriverà presto un commissario che dovrà portare la città al voto tra otto o nove mesi, ma, stante questa situazione, sia per il centrosinistra che per il centrodestra appare difficile mettere in piedi coalizioni forti e coese: entrambi gli schieramenti hanno infatti i loro “scheletri negli armadi”. Si profilano dunque all’orizzonte elezioni all’insegna della frammentazione e del trasversalismo con molta gente pronta a riciclarsi sotto le bandiere del civismo.

