Nel tentativo di parlare alla pancia degli elettori, anche a Viterbo tra gli argomenti di questa campagna elettorale non poteva mancare quello, importante, della sicurezza. Complici alcuni mezzi di informazione, ci sono candidati che propongono la loro medicina per far diminuire i reati contro la persona e il patrimonio e per combattere lo spaccio. Ognuno alza i toni contro il fenomeno dell’immigrazione – messo falsamente in correlazione con i reati – e accusa più o meno esplicitamente l’amministrazione uscente di non essersene interessata, trovando manforte nella carenza comunicazionale degli avversari, i quali affidano le loro repliche ai soli dati, pur veri ed incontrovertibili, delle classifiche fornite a livello nazionale dalle forze dell’ordine che vedono Viterbo in una posizione invidiabile rispetto a tante altre città.
Siccome la politica parla un linguaggio appositamente confuso, esprimendo concetti demagogici o populisti per raccattare qualche voto in più, è necessario allora, per amor di verità, fare alcune considerazioni, riconducendo alla realtà i ragionamenti fantasiosi che si ascoltano in questi giorni. In altre parole: posto che la percezione di insicurezza è un dato di fatto indipendente dagli sforzi sovrumani della polizia e dei carabinieri, nessuno dice che il Comune, sebbene il sindaco sia formalmente il responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica, operativamente nulla può fare su questo terreno. In prima linea, a combattere la criminalità ci sono le forze dell’ordine, alle quali non servono i consigli di Santucci, della Frontini e di Rotelli. Allo stesso modo, se è vero che andrebbero potenziate le dotazioni organiche della questura e dei carabinieri, è chiaro che non spetterà al prossimo sindaco di Viterbo – chiunque esso sia – firmare l’ampliamento delle piante organiche. Così come lo stesso prossimo inquilino del Comune non potrà mettere i cancelli alle porte medievali per impedire l’ingresso agli extracomunitari.
Per cui il tema – come detto reale, se non altro a livello di percezione – affrontato dai cervelli dei candidati di questa tornata è del tutto strumentale alla campagna elettorale. Né si può sostenere che aiuterebbe ad alzare il livello di sicurezza un eventuale potenziamento dell’organico dei vigili urbani (questo sì di competenza del Comune) dal momento che il contrasto a furti, rapine, stupri e spaccio, a parte qualche raro caso incidentale, non fa parte dei compiti principali della polizia municipale. Altro discorso sarebbe stato se si fosse votato per le politiche.
Eppure, tutti aprono bocca e danno fiato alle trombe. Un consiglio ai cittadini: non fidatevi. Nessun sindaco – di destra, sinistra o centro – ha avuto, ha o avrà il potere di armare l’esercito e mandarlo nelle strade. Tuttalpiù, come ha fatto l’amministrazione Michelini e prima quella di Marini, Palazzo dei Priori potrà comprare qualche telecamere da mettere qua e là; predisporre qualche ronda notturna dei vigili; controllare le case affittate al nero; e pure nominare un manager per la sicurezza. Ma, fermo restando che a Viterbo le forze dell’ordine lavorano bene come dimostrano i dati dei Viminale, si tratterebbe sempre di una goccia nell’oceano, le cui acque tumultuose, per essere tenute sotto controllo, richiederebbero ben altre politiche nazionali e internazionali (come ha detto il premier Conte, è tutto il sistema capitalistico a mostrare con questi fenomeni la propria fragilità) che non le chiacchiere da bar di quattro candidati ambiziosi di potere che si agitano come pazzi nella minuscola Viterbo.

