
A proposito di Comune è (s)degna di nota una lettera alla Regione scritta dal sindaco Arena e dall’assessore De Carolis per chiedere, insieme ad altri amministratori della provincia, l’istituzione di “un tavolo di ascolto e confronto”. “Un confronto aperto – si legge – sulle idee e sulle prospettive nell’ambito di questa importante e delicata fase. Un tavolo per progettare una ripartenza in sicurezza. Sia dal punto di vista culturale che turistico”.
“Quelli che stiamo vivendo sono tempi difficili e imprevisti – si legge ancora nella lettera -. Tutti guardiamo al futuro con apprensione, preoccupati per la salute delle nostre comunità. Ma tutti guardiamo al futuro anche con grande fiducia (…). Ma non basta. Ai sacrifici che abbiamo chiesto, deve corrispondere una straordinaria capacità di vicinanza alle nostre comunità, che possiamo realizzare solo con una visione comune dei mesi e degli anni a venire. Una visione comune che deve passare dal confronto, dalla composizione di idee diverse, dalla concertazione di una progettazione di breve e medio termine che abbia come obiettivo ripartire in sicurezza, ma ripartire con forza”.
Tutto giusto, ma quali sono le idee che il Comune di Viterbo vorrebbe portare a questo ipotetico tavolo? Perché Arena e Mozzichino ce le tacciono? Che aspettano… che altri mettano le idee e poi loro si accodano?
Ok chiedere tavoli e confronti, ma, cari Arena e De Carolis, se dovete andare lì a fare scena muta – così ci sembra di intuire – tanto vale che ve ne stiate a Viterbo a fare quello che vi viene meglio: aspettare, dormire e aspettare, nella speranza di qualche finanziamento spot da rivendervi come grande conquista ottenuta grazie al vostro lavoro.

