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Home » Società » Caporalato e truffa ai danni dell’Inps: 22 indagati e 612 mila euro di sequestri

Caporalato e truffa ai danni dell’Inps: 22 indagati e 612 mila euro di sequestri

4 Luglio 2019

All’alba di ieri mattina oltre 70 finanzieri del Comando Provinciale di Viterbo, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro di Viterbo, hanno eseguito nr. 11 sequestri preventivi per un valore complessivo di 612.000,00 euro quale profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e di truffa aggravata ai danni dell’INPS. 

Una cooperativa a mutualità prevalente e tre società sono state sequestrate ed affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal giudice e sono state inoltre effettuate 47 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende ad essi riconducibili tra Tarquinia, Montalto di Castro, Frascati (RM), Civitavecchia, Fiumicino, Roma, Novara, Campobasso e Anagni (FR).

Le indagini, coordinate e dirette dalla  Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia ed eseguite dai finanzieri della Compagnia Guardia di Finanza di Tarquinia, sono consistite in articolati servizi di osservazione, effettuazione di perquisizioni e sequestri, audizioni di decine di operai, esame di migliaia di documenti contabili ed extracontabili, esame di decini di rapporti bancari e intercettazioni telefoniche  che hanno portato alla luce un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai.

I lavoratori coinvolti, oltre 300 in tutto, sono stati costretti ad espletare attività lavorativa a fronte di una bassissima retribuzione e subire la lesione di diritti primari, quali quelli alla fruizione di ferie, al trattamento di fine rapporto e alla quattordicesima. Le vittime sono per la maggior parte, lavoratori (camerieri, baristi, banconisti, addetti al carico e scarico merci, operatori di impianti di recupero, panificatori, commessi, etc..) a cui non vengono richieste particolari competenze tecniche e pertanto facilmente esposti all’abuso e all’approfittamento di chi li ha reclutati ed utilizzati. 

In base ai contratti collettivi di lavoro applicabili ai vari settori economici coinvolti gli operai avrebbero dovuto percepire una retribuzione oraria non inferiore in alcuni casi ad euro 12,48 mentre dalle indagini è emerso che gli stessi dovevano accontentarsi di appena euro 5,00 l’ora. Condizioni che non potevano rifiutare visto lo stato di bisogno e l’assoluta precarietà della propria situazione economica.

In particolare le indagini hanno consentito di appurare che i gestori della cooperativa, tra cui un ragioniere commercialista di Tarquinia, dagli anni 2014/2015 in poi, hanno contattato diverse ditte e società di Tarquinia (VT), Montalto di Castro (VT), del litorale laziale della provincia di Roma nonché della stessa capitale, proponendo ai titolari delle stesse notevoli vantaggi economici, mediante abbattimento dei costi di gestione del personale, tasse, contributi ed indennità varie attraverso il licenziamento degli operai, fino a quel momento regolarmente assunte da quelle imprese, ed il loro passaggio alle dipendenza della cooperativa. 

In sostanza, la forza lavoro già in servizio, (per la maggior parte costituita da cittadini italiani), sarebbe dovuta transitare solo cartolarmente in carico alla Cooperativa (appaltatrice) rimanendo invece a svolgere le stesse mansioni originarie presso il medesimo luogo di lavoro e presso l’effettivo datore di lavoro, mediante la stipula di un contratto di appalto o di distacco fittizio. Alcuni lavoratori sono risultati completamente ignari del “cambio” del datore di lavoro e ne hanno preso atto solo successivamente a seguito della consegna delle buste paga contenenti le nuove indicazioni e le conseguenti condizioni peggiorative.

Ovviamente si trattava di una falsa cooperativa di lavoratori.

Tale situazione ha comportato la denuncia all’A.G. di tutti i datori di lavoro che hanno indotto i propri dipendenti ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi inferiori a quelli previsti per legge; a rinunciare al TFR maturato fino alla risoluzione del rapporto di lavoro per il successivo passaggio alla cooperativa; a diventare soci lavoratori della cooperativa di fatto inesistente; ad effettuare orari di lavoro estenuanti a fronte di paghe fisse; a rinunciare alle ferie, alla 14^ e alle altre indennità spettanti per Legge, finanche al bonus di 80 euro previsto dal D.L. nr. 66/2014. 

Per coloro che protestavano, l’unica alternativa era starsene a casa.

I lavoratori erano così costretti ad accettare il passaggio dal normale inquadramento lavorativo secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui prestavano il servizio a quello previsto per i soci della cooperativa che prevedeva retribuzioni mensili nettamente inferiori

Tale sistema illecito era notevolmente conveniente per gli imprenditori in quanto non solo consentiva di abbattere il costo del lavoro, ma anche di avere illeciti risparmi di IVA e di IRAP. 

Le aziende pseudo-committenti che hanno aderito, hanno beneficiato, infatti, di un considerevole risparmio dell’IRAP in quanto hanno potuto dichiarare imponibili in misura inferiore a quella reale, a causa della mancanza della voce relativa al costo del lavoro (indeducibile ai fini IRAP) nonché detrarre indebitamente l’IVA grazie alle fatture “PER SERVIZI” emesse dalla cooperativa per le prestazioni di lavoro. 

Sono state riscontrate, altresì, prassi volte a danneggiare i lavoratori: per esempio conteggiando in busta paga un numero di ore inferiori a quelle da retribuire e inserendo delle indennità di trasferta al posto della retribuzione, che non si computano nell’imponibile previdenziale e fiscale. 

Durante le investigazioni, diversi sono stati i tentativi posti in essere da alcuni indagati per ostacolare le indagini mediante il condizionamento dei testimoni convocati dai finanzieri della Compagnia di Tarquinia. Tentativi risultati vani grazie alle intercettazioni telefoniche che hanno consentito, appunto, di appurare le condotte elusive e le manovre poste in essere dai rei per sviare le indagini.

L’attività ha poi consentito di smascherare anche un’ingente truffa aggravataai danni dell’INPS.  Infatti i lavoratori venivano fatti risultare come neo assunti in capo alla cooperativa al fine di beneficiare illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro secondo le leggi di stabilità 2014 e 2015, senza contare che per legge, non è consentito percepire le agevolazioni in parola se non si rispettano i minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

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