Il presidente della Provincia di Viterbo, Pietro Nocchi, senza alcun imbarazzo e vergogna, ha annunciato, a quattro mesi dal voto per il rinnovo del Consiglio di Palazzo Gentili, la fine della maggioranza di centro sinistra. Presentatosi come alternativa alla destra, e nonostante disponga di una maggioranza numericamente solida, preferisce dar vita ad una coalizione di destra e sinistra insieme e così facendo, ritenendo più affidabili Fratelli d’Italia e Forza Italia, chiude al civismo.
Il Partito democratico della Tuscia, ovvero il Pd di Panunzi, rinuncia con questa operazione a rappresentare e a costruire un’alternativa per consegnarsi mani e piedi alla destra viterbese. Chissà… forse il presidente Nocchi avrà trovato con il partito di Rampelli e La Russa solide convergenze sul piano dei diritti civili e dell’ecumenismo? Noi non ci crediamo e sicuramente non sarà facile spiegare che ora governerà assieme al partito di Giorgia Meloni, colei che vuole affondare la Sea Watch e che di certo non è fautrice di quella solida alleanza antifascista di cui il Paese e anche la provincia hanno bisogno.
Risuonano ancora nelle orecchie dei viterbesi le forti critiche della sinistra del Partito democratico ai colloqui del Nazareno sulle riforme e gli attacchi frontali sferrati a Berlusconi. Lo stesso Berlusconi che oggi riscoprono come alleato prefetto nella Tuscia. La verità è che la paura fa novanta, cosicché il Pd, che ha perso tutto, preferisce fare da stampella alla destra piuttosto che trovare il coraggio e la forza di andare al voto per le provinciali, costruendo un’alternativa. E dunque la colpa di tutto ciò non è della legge Del Rio, ma dell’attaccamento alla poltrona senza capacità di saper investire sui propri progetti e sui propri valori.