Altra visita di Zingaretti, ieri, alle nuove sale operatorie di Belcolle, che, è stato annunciato, entreranno in funzione a fine marzo. Non si contano più le volte in cui il presidente della Regione, negli ultimi due anni, è arrivato a Viterbo facendo tappa all’ospedale. Ogni occasione è stata ed è buona per fare un’inaugurazione e per dire che la sanità del Lazio sta per uscire dal commissariamento. Ma non sarà così.
Non a caso, mentre lui stava a Viterbo, a Roma a smentirlo ci pensava direttamente il ministro della sanità, Giulia Grillo, nel corso di una visita a sorpresa al pronto soccorso del policlinico Umberto I.
“Ho letto i verbali. Al momento – ha detto il ministro – non ci sono i presupposti affinché il Lazio esca dal commissariamento”. D’altra parte, basta girare per gli ospedali – ha aggiunto – per rendersi conto della situazione…”. “Fare ricorso è loro diritto – ha proseguito – ma dopo ciò che ho visto anche oggi in questo ospedale, ritengo che sia necessaria una figura terza che abbia il tempo di dedicarsi alla sanità”.
Come dire: non solo il Lazio non uscirà dal commissariamento, ma a fare il commissario non potrà essere più lo stesso Zingaretti, come è accaduto finora. Troppi impegni: come fa a fare tante cose insieme? “Il presidente Zingaretti – ha spiegato Giulia Grillo – è giustamente preso dal ruolo istituzionale e non può fare anche il commissario”. Parole, queste, pronunciate in merito al ricorso alla Consulta, presentato dalla Regione Lazio, sulla norma inserita nel decreto fiscale che prevede l’incompatibilità dell’incarico di commissario ad acta con ruoli istituzionali.
“Mi hanno detto che Zingaretti qui non si vede da tempo – ha continuato Grillo – ma fare il commissario significa fare anche questo, per toccare con mano le carenze e le criticità che ci sono”.

