Tutti contro l’aumento della tassa di soggiorno. Il rincaro, o meglio il raddoppio della gabella che devono pagare i turisti che decidono di soggiornare nella città dei papi sta suscitando molte critiche contro la Giunta. Tutti contrari, come si diceva, anche se con motivazioni a volte diverse ed alcuni distinguo
Giacomo Barelli di Viva Viterbo, per esempio, è d’accordo con l’aumento dell’imposta (“se investita in infrastrutture turistiche museali o culturali può portare una ulteriore iniezione positiva al turismo che come visto grazie al grande lavoro fatto in questi anni ha avuto un’impennata nella nostra città”). Ma non approva i modi usati dal Comune, che, secondo Barelli, “lasciano sgomenti”. “Un blitz in piena regola fatto in barba al Consiglio”, dice il consigliere di minoranza
Critiche anche dal Movimento Cinque Stelle, che da parte sua solleva alcuni dubbi sulla regolarità delle procedure seguite: “Sull’albo pretorio fino a questo momento (sono le 13,30 del 3 gennaio 2019) non ve n’è traccia, né tantomeno c’è il numero della delibera stessa nella comunicazione inviata via mail alle strutture ricettive. Ma se questa delibera non è stata pubblicata, è efficace? – si domanda Massimo Erbetti -. Si può determinare l’aumento di una tariffa senza pubblicarla sull’albo pretorio? Ha validità? Cosa succederà quando qualche struttura verserà la vecchia aliquota per il periodo di mancata pubblicazione? L’amministrazione chiuderà un occhio o chiederà la differenza ai gestori?”.
Viterbo Venti Venti mette in evidenza, invece, le contraddizioni della maggioranza. Dice il gruppo capeggiato da Chiara Frontini: “Proprio coloro che, nel 2014, si schierarono votando contro l’istituzione dell’imposta oggi la raddoppiano, peraltro, senza alcuna condivisione con gli operatori del settore, come sottolinea Federalberghi in un comunicato stampa istituzionale”.
Ma le critiche non arrivano solo dal mondo politico. Dopo Federalberghi, intervenie anche Confesercenti. Secondo il presidente Peparello l’aumento della tassa “è una scelta che non condividiamo, soprattutto perché avviene in un periodo in cui la gente è alle prese con una minore disponibilità economica e questo finisce con l’influire sulla scelta delle destinazioni”.

