Sui presunti casi di violenza nel carcere di Mammagialla ai danni di alcuni detenuti, è intervenuta con una nota stampa la segreteria nazionale dell’Uspp, l’Unione sindacati di polizia penitenziaria. Una risposta diretta all’articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Luigi Manconi, politico che nel corso della sua carriera si è occupato spesso della condizione di vita dei detenuti.
Questo il comunicato dell’Uspp.
Non senza sgomento abbiamo preso atto di un commento apparso sul Corriere della sera on line il giorno 28 dicembre 2018 intitolato “La violenza nelle carceri, una vergogna che deve finire” scritto dal signor Luigi Manconi che nella sua storia vanta anche la sua militanza a “Lotta Continua” e con la fama di ipergarantista dei detenuti, ex parlamentare non ricandidato dal Pd.
Il noto garantista di chi si trova ristretto nelle carceri italiane, sembra quasi per caso e non per rispondere dei reati commessi, questa volta ci pare abbia superato il limite della decenza attribuendo anche se con il beneficio del dubbio,colpe inenarrabili alla polizia penitenziaria rispetto alle denunce di un detenuto che come spesso è stato accertato rientra tra quelli facinorosi, ovvero per essere più chiari quelli che magari per una semplice regola che gli si chiede di rispettare, sputano in faccia agli agenti o li prendono a male parole se non li aggrediscono senza pietà, certi dell’impunità che da tempo aleggia nelle carceri italiane.
Un detenuto con un curriculum deliquenziale di tutto rispetto, che avrebbe denunciato atti violenti conditi da spedizioni a volto coperto, addirittura assimilati dal signor Manconi alle azioni di quei personaggi del noto film “Arancia Meccanica” con tanto di mazze da baseball tra le mani, messi in atto da decine di agenti che avrebbero infierito deliberatamente contro lo stesso soggetto.
Un caso specifico che si sarebbe verificato nella casa circondariale di Viterbo e che, così come romanzato dal signor Manconi, rasenterebbe, se fosse vero, il massimo del disprezzo della vita altrui.
Il signor Manconi, parla anche di un altro caso (stavolta di suicidio) sempre accaduto a Viterbo, oggetto come l’altro di indagini della magistratura che si spera presto ristabilisca la verità dei fatti accaduti, ma che è stato già oggetto di nostre rimostranze nei confronti del garante dei detenuti del Lazio il quale, dopo un intervento dell’Uspp, atto a censurare conclusioni fuori luogo e non senza aver personalmente acquisito elementi sull’encomiabile lavoro svolto nell’occasione dagli agenti, si scusò per le parole usate nei loro confronti.
In questo quadro così compromesso sempre secondo il signor Manconi, il carcere di Viterbo diventa il carcere punitivo non per la rigida applicazione dei regolamenti sull’ordine e la disciplina ma per le percosse riservate a chi vi soggiorna, mentre nella realtà semmai è un carcere colmo di detenuti inviati nello stesso per ragioni disciplinari e di questi, molti con gravi problemi psichiatrici.
Problemi questi ultimi che vengono lasciati risolvere nel weekend solitamente agli agenti visto che il servizio di assistenza degli esperti funziona solo durante la settimana, senza parlare dei medici che vengono avvicendati in continuazione non essendoci in ognuno di loro memoria storica dei problemi di detenuti che hanno bisogno di assistenza sanitaria.
Però questo sfugge al signor Manconi che si focalizza sulle azioni delittuose poste in essere dalla polizia penitenziaria.
Il corpo che vanta oltre 200 anni dalla nascita, da sempre è abituato a subire gli attacchi di chi invece di aiutare a risolvere i problemi cerca di trovare colpevoli in chi rappresenta l’ultimo baluardo della credibilità del sistema penitenziario italiano, ma a questo signor Manconi, bisognerebbe far aprire gli occhi sulle migliaia di interventi che fanno gli agenti a salvaguardia dell’incolumità fisica e psichica dei detenuti, subendo, come nel caso degli agenti di Viterbo giornalmente violenze psicologiche che certamente sono più gravi di un ceffone (pur non ammissibile) per riportare l’ordine e la sicurezza nelle carceri.
Purtroppo la politica portata avanti proprio da compagini come quella del signor Manconi, ammesso che continui ad averne una, visto che non è stato neanche ricandidato dal suo partito, ha generato ciò che sta accadendo e un carcere in mano sempre più ai detenuti, con il personale sempre più oggetto di aggressioni e in affanno continuo per affrontare detenuti lasciati liberi di oziare tutto il giorno fuori dalle celle.
Carceri ancora una volta di nuovo in condizioni di sovraffollamento, senza alcun mezzo strumentale e tecnologico adeguato anche a prevenire fatti come quelli accaduti lo scorso 22 ottobre a Trento.
Il signor Manconi, dunque piuttosto di tentare consuetamente di danneggiare l’immagine del corpo di polizia penitenziaria, dovrebbe sapere che il precedente governo ha falcidiato le piante organiche della stessa, tagliando le risorse umane oltre il limite del sopportabile per chi deve affrontare un turno di lavoro pomeridiano o notturno.
Il signor Manconi, dovrebbe sapere che sono stati cancellati tutti gli Opg e che le famose Rems non sono aperte a sufficienza per accogliere soggetti con problemi psichiatrici sicché questi finiscono nelle sezioni ordinarie delle carceri con problemi infiniti per gli agenti che devono in qualche modo contenerli.
Molte altre cose pare non sappia o faccia finta di non sapere il signor Manconi e la miopia che lo affligge permanentemente dovrebbe farlo desistere da scrivere commenti diffamatori, per evitare che lo stesso continui in tale direzione, chiediamo al signor ministro Alfonso Bonafede e al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini di censurare le parole dell’interessato, tutelando nelle sedi opportune l’immagine degli agenti di polizia penitenziaria da queste accuse infamanti, nella certezza che la magistratura, come già accaduto in altre occasioni (si veda ad esempio il caso Cucchi) accerterà eventuali comportamenti condannabili penalmente e non mediaticamente come ha inteso fare il signor Manconi con il commento in questione.
L’Uspp, nell’esprimere solidarietà al personale in servizio a Viterbo come in tutte le altre sedi d’Italia, approfittando dell’occasione per porgere alle donne e agli uomini appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, l’augurio di un buon anno 2019, è pronta ad avviare ogni azione del caso che è già oggetto di verifica del proprio legale e conferma la sua instancabile battaglia per difenderli da qualsiasi attacco gratuito e per riconoscergli il ruolo professionale che merita.

