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Home » Politica » Al peggio non c’è mai fine

Al peggio non c’è mai fine

10 Ottobre 2018

La manovra finanziaria che la nota di aggiornamento al def prospetta mostra sostanzialmente una cosa: il sostegno a chi non ha o ha poco sarà realizzato con altro debito, cioè sarà caricato sulle generazioni future, anziché, ad esempio, investendo nel pubblico, tagliando gli sprechi, combattendo l’evasione fiscale o tassando i colossi del web. Da qui la fibrillazione dei mercati e l’aumento dello spread che rischiano di arrecare danni enormi alla nostra economia.

Danni che il M5S – così come la Lega – continua a minimizzare, contando sulla memoria corta della gente, che infatti non si ricorda che nel 2011, in piena emergenza spread (da cui deriveranno le dimissioni di Berlusconi), a scendere sul piede di guerra contro il governo di centrodestra, chiedendo al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di intervenire per salvare le banche e gli stipendi pubblici, erano proprio i grillini.

“L’Italia è vicina al default – urlava Beppe Grillo sul web – i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale”.

“Il governo – aggiungeva il comico genovese – è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare se stesse”.

E ancora: “Il capo dello Stato ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Credo – concludeva rivolto a Napolitano – che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento”.

Sono passati 5 anni da allora, ma oggi il vice premier Luigi Di Maio minimizza gli effetti dello spread, in linea con Matteo Salvini. Al peggio non c’è mai fine.

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