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Home » Società » Energia da fusione, nel 2050 il primo reattore. Al lavoro anche l’Unitus

Energia da fusione, nel 2050 il primo reattore. Al lavoro anche l’Unitus

28 Settembre 2018
Il professor Raffaele Albanese dell’università Federico II di Napoli

Nell’ambito della settimana della scienza in svolgimento all’Università della Tuscia, c’è stato un appuntamento di grande importanza: quello con il professor Raffaele Albanese ordinario di Elettrotecnica presso l’Università Federico II di Napoli, che è il responsabile del progetto italiano che, in collaborazione con Enea, Cnr e varie università, si occupa di risolvere alcuni problemi legati alla fusione termonucleare controllata.

Uno dei protagonisti più autorevoli di questo progetto è il professor Giuseppe Calabrò dell’Unitus. “Il governo italiano e l’Unione Europea hanno investito circa 500 milioni di euro in questo progetto che occupa – ha detto Calabrò – 1.600 persone”.

Il primo reattore finalizzato alla produzione di energia da fusione, che sarà rinnovabile e sicura, sarà pronto per il 2050. Ma prima dovranno essere risolti, come detto, alcuni problemi di natura tecnologia. “Il primo – ha evidenziato il professor Albanese – è legato ai costi-benefici. Ossia produrre più energia di quanta ne serve per tenere acceso il reattore. Per risolverlo scienziati di sette nazioni tra le quali l’Italia, ci stanno lavorando. Il secondo problema – ha continuato Albanese – riguarda i materiali che si degradano dall’irraggiamento dei neutroni, e un terzo problema è lo smaltimento dell’energia che arriva alle pareti del reattore”.

Di questo ultimo si stanno occupando i ricercatori italiani che realizzeranno, tra circa otto anni, il Ddt (Divertor tokamak test facility) frutto di un’intesa tra Enea Cnr, Consorzio Rfx e Consorzio Create e varie università tra le quali l’Unitus. Questo strumento, che sarà messo a disposizione della comunità internazionale, è essenziale per l’analisi dello smaltimento dei flussi termici superiori a quelli sulla superficie solare. Il professor Albanese ha illustrato lo stato del progetto e le ricadute attese sul mondo della ricerca, della formazione e dell’innovazione industriale.

 

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