
Viterbo ancora una volta veste i panni della Cenerentola, non solo del Lazio, ma del Paese. Stop, con una sforbiciata fatta d’agosto, con la gente distratta dalle vacanze, al duro lavoro di programmazione del governo Gentiloni durato tanti mesi. Stop a quei quasi 20 milioni di euro destinati al recupero delle periferie del capoluogo della Tuscia in base ad un progetto che, tra il 2016 e il 2017, aveva impegnato, oltre che l’amministrazione Michelini, il parlamentare Giuseppe Fioroni, regista di un’operazione delicatissima condotta a stretto contatto con i tecnici di Palazzo Chigi.
Comprendiamo la difficoltà del senatore Umberto Fusco – fosse stato per lui sicuramente le cose non sarebbero andate così – ma questa è la verità ed è inutile girarci attorno come fanno alcuni improvvisati commentatori (anche sui social), ai quali va ricordato che i soldi messi da Gentiloni erano talmente reali ed immediatamente spendibili che, per cambiargli destinazione, è stato necessario un emendamento inserito nel “mille proroghe”, un atto formale cioè, unico strumento legislativamente possibile per modificare una legge, nella fattispecie la precedente legge di bilancio.
Per Viterbo un colpo durissimo ed è per questo motivo che tutte le forze politiche sono chiamate, come giustamente ha fatto notare Paolo Bianchini in Consiglio comunale, a svolgere un’azione congiunta per capire se esiste la possibilità di riprendere in mano la situazione quando il “mille proroghe”, a settembre, dovrà essere “validato” dalla Camera dei deputati. L’impressione è che non si caverà un ragno dal buco dal momento che questa è la volontà di Di Maio e Salvini. I viterbesi ne prenderanno atto.
Certo è che quanto accaduto è anche la dimostrazione della debolezza dell’attuale classe politica viterbese a Roma. Una debolezza che per tanti motivi – ma ovviamente prima di tutto per la presenza in Parlamento di uno dei leader nazionali del Pd (Fioroni, appunto) – non esisteva precedentemente.
Ora, come già anticipato anche da Rotelli, che sull’argomento ha presentato un’interrogazione nelle settimane scorse, diventa sempre più concreto anche il rischio che venga bloccata la trasversale Orte – Civitavecchia. Diciamo, anzi, che pure questa è ormai una quasi certezza dal momento che finora non è stato fatto nulla per mantenere gli impegni presi dal ministro Graziano Derio. E d’altra parte, sarebbe anche sbagliato pensare che le cose potrebbero non andare così affidandosi al caso, se è vero che da parte del Movimento 5 Stelle – basta guardare gli scontri sull’argomento in atto con la Lega – non c’è nessuna intenzione di dare seguito al programma delle infrastrutture strategiche sul quale si erano battuti i governi Renzi e Gentiloni.

