Il trasferimento del palazzo della Provincia di Roma in un edificio costato 293 milioni di euro; l’intesa con Atac per lo spostamento, mai avvenuto, nella zona di Castellaccio, all’interno di un edificio vicino alle torri dell’Eur; la compravendita del terreno a Tor di Valle. Secondo quanto riportato ieri mattina dal quotidiano Il Messaggero, ci sono almeno altri tre fascicoli di indagine collegati all’inchiesta “Rinascimento” sullo stadio della Roma e sulle presunte mazzette pagate dal costruttore romano Luca Parnasi, che nel corso di un lungo interrogatorio con i magistrati ha spiegato come alla base successo della sua holding di famiglia ci sia stato in questi anni un metodo fondato sui buoni rapporti con la politica. E tre fascicoli di indagine d’indagini citati chiamano pesantemente in causa proprio la politica, sia quella di oggi sia quella dei tempi in cui l’attuale governatore del Lazio Nicola Zingaretti era presidente della Provincia di Roma.
Secondo quanto riporta il quotidiano romano, nei giorni scorsi la Guardia di finanza “ha acquisito atti sia nella sede della Città metropolitana sia in quella di Atac. Qui, confermano dalla ex municipalizzata, gli investigatori avrebbero portato via esclusivamente il fascicolo sul trasferimento a Castellaccio, mentre nella ex Provincia, a Palazzo Valentini, si sono concentrati su tutti gli atti successivi all’iniziale accordo tra l’allora presidente Nicola Zingaretti e il costruttore Parnasi”.
“Le nuove verifiche – si legge sempre nell’articolo del Messaggero – riguardano anche i costi del trasferimento della Provincia in una delle torri dello stesso quadrante (tra l’Eur e il Torrino, ndr), sempre di proprietà di Parsitalia. Quando la decisione sull’abolizione delle province era già presa, quella di Roma ha comunque pagato 263 milioni di euro per acquistare una torre e trasferirvi la sede. Un’operazione di cui Salvatore Buzzi, nel corso del processo Mondo di mezzo, ha parlato fornendo vari dettagli su chi avrebbe ricevuto i pagamenti e puntando i riflettori proprio sul governatore Zingaretti, prima indagato per corruzione e poi archiviato. Ma, spiega un esposto degli ex consiglieri della Città metropolitana pentastellati, Enrico Stefano e Stefano Dessi, inviato in Procura nel 2015, è anche tutta la successiva gestione dell’affare ad essere stata antieconomica: per pagare il palazzo, la Provincia ha venduto buona parte delle sue proprietà salvo restare in affitto perché i tempi di consegna si erano allungati”.

