“Questo processo impedisce a non meno dell’ottanta per cento dei cittadini viterbesi di tradurre il loro amore e la loro stima nella possibilità che il sottoscritto ricopra quel ruolo, per cui mi incalzano con affettuosa sollecitudine ogni giorno”.
Cosa diavolo avrà voluto dire l’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli con la chiusa del discorso pronunciato nell’ultima udienza del maxi processo Cev? Discorso con il quale l’imputato ha accettato alla fine quella prescrizione finora sempre respinta.
Gli esegeti del Gabbianelli pensiero, così come i tanti suoi fan (“quando c’era lui le macchine non parcheggiavano sulle fontane” a Viterbo è ormai proverbiale almeno come il “quando c’era Lui i treni arrivavano in orario”), sono da ieri all’opera per cercare di capire quali siano le intenzioni dell’ex guerriero della luce. Che, almeno in tribunale, ha deciso però di smettere di combattere la sua battaglia: “La prima udienza di questo processo si è celebrata il 30 giugno del 2010 a meno di cinque giorni da quando mi sono stati chirurgicamente impiantati due stent alle coronarie. Non chiesi rinvii, come mai nel corso di questi lunghi otto anni”, ha esordito Gabbianelli, secondo cui, alla luce dei comportamenti della procura (come l’aver chiesto di ascoltare come testi ex imputati prescritti), non è però corretto “continuare a sottrarre alla mia famiglia serenità, a sottoporla ad immotivate angosce e quindi aggiungere anche un solo attimo della mia vita alla dilapidazione di dieci anni della stessa provocatomi da questo ingiusto processo”. Di qui la decisione di avvalersi della prescrizione.
Ma è soprattutto il criptico incipit del discorso, nel suo richiamo all’amore dei viterbesi, ad aver riacceso le speranze dei suoi supporter: “Vuoi vedere che Giancarlo medita di tornare in campo?”, azzardano. Lui nelle (poche) interviste concesse in questi anni ha sempre negato qualsiasi ritorno di fiamma (ovviamene tricolore) per la politica, pronunciando parole pesanti all’indirizzo di tutti i partiti. Ma è anche vero che la politica, specialmente per chi l’ha fatta fin da quando aveva i calzoni corti, è una “malattia” dalla quale difficilmente si guarisce. Così come è vero che Gabbianelli è uno che non parla mai a caso, anche se alle porte non ci sono altri appuntamenti elettorali imminenti, a parte quello di domenica. Ma chissà che la Viterbo del 2019 non veda, dopo il lungo riposo, il ritorno del guerriero. O magari la Viterbo 2020.

