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Home » Politica » Ben vengano i divorzi e le separazioni. Almeno si fa chiarezza

Ben vengano i divorzi e le separazioni. Almeno si fa chiarezza

5 Maggio 2018

Viterbo è lo specchio della situazione nazionale e quindi la conflittualità tra e all’interno delle forze politiche appare purtroppo fisiologica.

Il fenomeno riguarda sia l’area di centrodestra che quella di centrosinistra, dalle quali si sono sviluppati i vari movimenti civici che si presenteranno alle prossime elezioni comunali. Essi, in alcuni casi (vedi Fondazione, dove dovrebbero confluire alcuni consiglieri uscenti eletti con Michelini, o le liste di Filippo Rossi), essendo composti da persone fuoriuscite dai loro ambiti originari per i più disparati motivi (quasi mai di natura ideologica), sembrano, più che l’espressione del dissenso sociale che cavalcano, degli sfogatoi per il medesimo ceto politico che ha contribuito a determinare l’implosione dei partiti partecipando in prima persona a far prosperare tra la gente l’odio contro la politica.

E’ in questo quadro di disfacimento generale che vanno letti i venti di guerra che spirano fortissimi nel centrodestra – dove a pochi giorni dalla presentazione delle liste non hanno ancora deciso chi sarà il candidato a sindaco – e interpretate le minacce di scissione dentro il Pd, dove la minoranza non vuole accettare la designazione di Luisa Ciambella, quand’anche sia avvenuta con il 98 per cento dei consensi degli iscritti. Il risultato, nel centrodestra, è che Arena, Sabatini, Usai, Talucci Peruzzi e Santucci potrebbero andare alle urne ognuno per conto proprio, mentre nel centrosinistra si rischia la formazione di un’altra lista capeggiata da Francesco Serra.

Tutto ciò a prima vista sembra l’inizio del caos, in realtà se le cose andassero così, se cioè ognuno si candidasse da solo, rinunciando alle ammucchiate che in fase di amministrazione genereranno solo confusione, sarebbe a ben guardare un bene per tutti.

Arrivati a questo punto di impazzimento totale, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, c’è infatti bisogno di chiarezza e di compattezza, più che di finta unità. Se per il bene della città non si vogliono ripetere le drammatiche esperienze degli ultimi dieci anni vissute da Marini e Michelini, tutti e due paralizzati da lotte e guerre intestine, è giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità di fronte agli elettori. E’ giusto che i cittadini vengano messi nella condizione di scegliere un progetto chiaro piuttosto che un’accozzaglia di idee frutto di interessi di parte e visioni di comodo.

Serra vuole candidarsi contro la Ciambella rinnegando la posizione maggioritaria del Pd e mettendosi quindi fuori dal partito? Lo faccia e non ci si fasci la testa: qualsiasi cosa accadrà sarà migliore della confusione di adesso, dell’auto massacro quotidiano e della paralisi amministrativa. Allo stesso modo, che senso avrebbe per un sindaco di centrodestra, chiunque esso sia, ritrovarsi a governare con una maggioranza spezzettata che lo renderebbe più ridicolo di quanto non lo siano stati Marini e Michelini? A chi converrebbero altri cinque anni di ingovernabilità?

Come a livello nazionale – dove, se si avesse avuta l’onestà intellettuale di non sputare addosso alle riforme istituzionali proposte da Renzi e si fosse votata una legge elettorale pulita, non ci ritroveremmo dopo due mesi dalle elezioni ancora senza un governo – a livello locale, se i vari attori sulla scena (sia a destra che a sinistra) troveranno il coraggio di guardare in faccia alla realtà, Viterbo non si ritroverà tra due mesi con una nuova amministrazione tale e uguale nella sostanza alle ultime due di cui nessuno sente la mancanza.

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