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Home » Politica » Migrazione sanitaria al 22.8%: dalla Cisl una strana analisi del fenomeno

Migrazione sanitaria al 22.8%: dalla Cisl una strana analisi del fenomeno

25 Settembre 2021

Quasi un viterbese su 4 (22.8%) costretto a curarsi fuori provincia. Nel Lazio fa peggio solo Rieti: 32.8% di migranti ospedalieri a fronte di una media regionale del 9.1. Su questa fotografia, scattata dall’Istat e pubblicata nei giorni scorsi, non si sono stranamente registrate prese di posizione da parte dei sindacati, tradizionalmente sempre pronti a commentare quello che non va. Nessuna reazione, eppure il problema è di quelli seri. Tra i più seri per qualsiasi territorio dal momento che c’è di mezzo il bene preziosissimo della salute.

Colpisce, in particolare, l’atteggiamento della Cisl, che prima con Malerba ha espresso critiche contro questa situazione dalle pagine del Messaggero e poi con Mannino ha invece fatto retromarcia dalle colonne del Corriere di Viterbo come se da qualcuno fosse arrivato l’ordine di tenere la notizia sotto silenzio o di rettificarla. Mannino, che della Cisl è il segretario provinciale, per mettere una “pezza” alle “incaute” esternazioni di Malerba, è addirittura arrivato ad addossare le colpe della nostra malasanità ai parlamentari e al Governo, dimenticando (o facendo finta di dimenticare) che la sanità viene gestita dalla Regione.

Da parte sua dunque l’evidente tentativo di sminuire le responsabilità dell’ente regionale, rigettandole, di fronte all’evidenza dei fatti, addosso a chi con l’organizzazione della rete ospedaliera e assistenziale laziale non c’entra nulla. E già, perché a stabilire il numero dei posti letto in relazione ai residenti è sempre e solo la Regione, la quale è chiaramente l’istituzione che decide quali ospedali chiudere e quali tenere aperti. E non è un mistero che a Viterbo è stato chiuso tutto quello che si poteva chiudere, sempre a vantaggio di Roma.

Quali siano i motivi del “depistaggio” di Mannino non è dato saperlo, anche se non è difficile immaginare una certa voglia di non entrare in contrasto con chi la Regione la rappresenta sul territorio. Certo è che gli attacchi al Governo e al Parlamento non saranno probabilmente sfuggiti al vertici nazionali del sindacato, i quali sono invece sempre molto attenti a tutte le ingiustizie che colpiscono il cittadino, piccole o grandi che siano.

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