
Nei giorni scorsi in alcune scuole di Viterbo e provincia sono apparsi dei manifesti contro la lotta Lgbt e contro il Ddl Zan firmati da Azione Studentesca. Sui manifesti apparsi nelle scuole è presente un elenco di fantomatici pericoli per la libertà personale: Ddl Zan, utero in affitto, carriera alias, assenza di contraddittorio, repressione. “Tematiche varie – commenta la Rete degli studenti medi – che vengono collegate in maniera casuale e sconclusionata. L’associazione di concetti come il Ddl Zan e l’utero in affitto, o la carriera alias e la repressione è una generalizzazione che rischia (o vuole) creare disinformazione e paura attorno alle battaglie Lgbt. Con questi manifesti non solo si restituisce un’immagine distorta della battaglia contro le discriminazioni che il Ddl Zan porta avanti, ma si appoggia la retorica ostruzionista tipica di chi vuole rinnegare diritti di tutti e tutte, diritti che sono riconosciuti dalla nostra Costituzione.
Queste generalizzazioni potrebbero essere evitate se anziché rifiutare categoricamente queste tematiche vi fosse più interesse nel tentare di comprenderle.
In effetti, nota la Rete, “una parte dell’opinione pubblica teme ancora che il DdL Zan possa eliminare la libertà di espressione o portare a un indottrinamento dei più piccoli. Queste idee sono conseguenza di una lettura errata del testo della legge. Dove è esplicitamente detto che ‘ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni […] purché non idonee a terminare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti’. Dunque le libertà di espressione e di opinione non vengono messe in discussione, a meno che non consideriamo come ‘libertà di espressione’ compiere un atto discriminatorio o violento. Inoltre, all’art. 7 del disegno di legge viene istituita la giornata contro l’omotransfobia e viene indicata come giornata di sensibilizzazione che vede attività come cerimonie ed eventi a partire dalla scuola. L’obiettivo di queste iniziative non è, come alcuni temono, quello di indottrinare i bambini con lezioni o comizi, ma quello di allontanare i giovani dall’odio e dalla violenza basati su questioni di genere, identità, orientamento o disabilità, quello di spiegare che non siamo tutti uguali e che la diversità va rispettata”.
“Siamo dispiaciuti per quanto successo – conclude la Reete – specialmente perché ciò è accaduto nel giorno in cui si ricorda la nascita della nostra Repubblica, la scelta della democrazia, l’alba di uno stato fondato sui valori di libertà e di rispetto di tutti i cittadini. Ciò dimostra che la democrazia è un percorso di continua costruzione e che va sempre tutelato, che può avvenire solamente attraverso la volontà di cambiare lo status quo, dando voce a chi prima non ne aveva per una società più giusta, più solidale e più umana”.

