Anche la Tuscia dice addio con dolore e commozione allo storico dell’arte Philippe Daverio, venuto a mancare per malattia all’età di 70 anni. Da poco tempo aveva comprato casa a Tarquinia, che in realtà frequentava già da molti anni. Amava tutta la provincia di Viterbo, in modo particolare la Maremma. Fu non a caso, sei anni fa, anche candidato alle comunali di Tuscania nella lista di Regino Brachetti sindaco. Se avessero vinto, avrebbe fatto l’assessore alla cultura.
Gallerista di fama, editore e storico, francese naturalizzato italiano, Philippe Daverio, che amava definirsi “cittadino europeo” e che si era specializzato nell’arte italiana del Novecento, a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila era diventato un noto volto televisivo, un brillante divulgatore, grazie a programmi culturali su Rai 3 che hanno decretato la sua popolarità. Daverio è stato un eclettico personaggio che ha catturato l’attenzione del pubblico (portando l’arte direttamente nelle case degli italiani) non solo per la sua bravura, ma anche per il suo modo di vestire, con un coraggioso ed originale look da dandy, ispirato alle fantasie dei tanti quadri da lui ammirati: la sua forte personalità gli ha permesso di indossare con estrema disinvoltura abiti variopinti, abbinando con audacia colori sgargianti, righe, pois e quadretti, con cappelli, papillon, giacche e gilet.
Attivo fino all’ultimo, Philippe Daverio, stroncato da un tumore quasi alla soglia del 71esimo compleanno (si è spento la notte scorsa all’Istituto dei Tumori di Milano), aveva tenuto riservata la malattia che lo attanagliava da tempo. Nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, nella regione francese dell’Alsazia, da padre italiano e madre alsaziana, dopo il liceo scientifico francese, arrivò in Italia per gli studi universitari, frequentando il corso di laurea in economia e commercio presso l’Università Bocconi di Milano, città dove hanno avuto inizio le sue molteplici attività legate all’arte. Iniziò la carriera come mercante d’arte. Quattro le gallerie da lui inaugurate, due a Milano e due a New York. Ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento (futurismo, metafisica, scuola romana). Assessore al Comune di Milano dal 1993 al 1997 nella giunta del sindaco leghista Marco Formentini, si è occupato in particolare della ricostruzione del Padiglione d’arte contemporanea distrutto a seguito dell’esplosione della bomba mafiosa del 27 luglio 1993 partendo dalla ricerca degli sponsor, al coordinamento degli interventi sia tecnici sia amministrativi. Nel 1994 con provvedimento della giunta comunale Daverio si è occupato della ristrutturazione di tutto l’edificio costituente il Palazzo Reale ed il suo adattamento a Museo d’arte contemporanea. Si è anche occupato del restauro del Teatro alla Scala.