Anche oltre trenta infermieri viterbesi alla manifestazione di protesta, organizzata dal Nursing Up in piazza Santi Apostoli a Roma, in difesa degli operatori sanitari. Tra le richieste l’indennità Covid per tutti, non solo per gli infermieri dei reparti più a rischio, e la creazione di un’area contrattuale autonoma “che riconosca le peculiarità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie”.
Secondo dati aggiornati a un mese fa – ha reso noto il sindacato – gli operatori sanitari contagiati negli ospedali del Lazio sono stati 465 (adesso, dopo 30 giorni da questa rilevazione, saranno sicuramente aumentati), di cui il 50% infermieri. Molti di loro però non percepiranno alcuna indennità perché non provenienti specificatamente da reparti Covid. E questo – sottolinea sempre il sindacato – benché abbiano lavorato senza gli adeguati dispositivi di protezione individuale. La Regione aveva fatto una mezza proposta di 300 euro da dare cosiddetti non esposti, ma non se n’è saputo più nulla”.
I problemi coinvolgono tuttavia anche quelli a cui l’indennità aspetta: “Le famose 100 euro promesse per tutti i mesi dell’emergenza, fino a dicembre, sono state distribuite a macchia di leopardo. Non in tutte le aziende. Forse verranno erogate il 27 giugno, ma non a tutti. Stiamo già rilevando numerose sorprese circa le erogazioni, ci sono colleghi che sono convinti che percepiranno qualcosa, ma nella busta paga potrebbero rilevare delle sorprese”.
Una situazione che per il sindacato Nursing Up non trova giustificazioni, perché la Regione Lazio ha dovuto sborsare meno incentivi rispetto ad altre regioni “dal momento che il 50%, almeno della sanità nel Lazio è affidata al privato, e anche nel pubblico, il 50% del personale risulta essere esternalizzato”.

