
E’ ufficiale: tra giugno e luglio allo Spallanzani partirà la prima fase della sperimentazione del vaccino contro il coronavirus. Fase che testa la sicurezza del farmaco su chi sta bene.
Lo ha detto il direttore generale dell’Istituto, Marta Branca, ospite del professor Stefano Arcieri a “Capire per prevenire”. La Branca ha annunciato che l’Inmi è in “fase di stipula di un accordo con Cnr, ministero della salute, ministero della ricerca, Regione Lazio e una casa farmaceutica” per lo sviluppo del vaccino, confermando di avere già trovato un accordo “con l’azienda per la fornitura del vaccino a tutti gli italiani, nel caso in cui si giunga alla sua realizzazione”.
Sulle tempistiche ha ammesso che “mai come in questo momento la ricerca sta andando velocissima”, ed ha espresso la volontà anticipare i tempi previsti per la fine dell’anno, puntando all’autunno.
Il direttore ha espresso alcune considerazioni anche sulla fase 2: “Non è un liberi tutti. In questa fase dell’epidemia, in cui ci hanno dato da rispettare delle misure molto restrittive, abbiamo imparato che il contagio si frena evitando i contatti ravvicinati a certe condizioni. Tutti abbiamo capito quali sono queste condizioni. Alcune di queste misure vanno ancora rispettate, come il lavaggio delle mani o l’uso delle mascherine, quando servono e quando no. E’ chiaro che non si può vivere troppi mesi reclusi, per una lunga serie di motivi, ma è pur vero che la curva dei contagi è scesa proprio perché siamo rimasti distanziati e non in contatto”.
La Branca ha spiegato che quello vissuto finora è stato “un periodo di maturazione per le persone, per capire quali sono i comportamenti da rispettare, e ora dobbiamo portarli avanti. Perché come la curva è scesa può risalire, e poi dovremmo tornare indietro. Fino a quando non ci sarà il vaccino non ci saranno alternative. Il concetto di base è che ciò che faccio non serve solo per prevenire me ma per prevenire gli altri”. In apertura del collegamento, il direttore ha voluto complimentarsi con tutto il settore sanitario del Lazio, pubblico e privato: “Nel Lazio è stato importante avere a disposizione la rete di tutte le strutture sanitarie pubbliche e molte delle private, perché ognuno ha fatto la propria parte. Noi abbiamo potuto e dovuto fare la parte più importante perché siamo specializzati nelle malattie infettive. L’expertise e l’addestramento alla ricerca sono serviti in termini di formazione degli altri colleghi e per dare linee guida su come procedere, ma senza l’aiuto di tutti non saremmo potuti arrivare a questi risultati”.

