Il caso di Davide Farone, sospeso da segretario regionale della Sicilia, rischia purtroppo di spaccare ancora di più il Pd, facendo degenerare il dibattito interno in una resa dei conti tra renziani e zingarettiani. Come si ricorderà, la commissione di garanzia del partito nei giorni scorsi ha annullato l’elezione di Faraone, avvenuta il 13 dicembre, accogliendo dopo sette mesi il ricorso presentato dai rappresentanti della mozione Zingaretti. La minoranza guidata dall’ex premier Matteo Renzi, di cui Faraone è considerato un fedelissimo, ha dissotterrato perciò l’ascia di guerra.
Il primo a partire all’attacco è stato Andrea Marcucci: “La decisione di annullare le elezione del segretario regionale del Pd siciliano Davide Faraone è di una gravità senza precedenti. Il diktat della commissione di garanzia è dettato da sole ragioni di corrente. Il segretario Zingaretti intervenga a difesa delle regole”. A seguirlo Lorenzo Guerini, che denuncia: “Annullamento del congresso in Sicilia? Decisione presa a maggioranza in commissione di garanzia. E questo è un fatto che dovrebbe far riflettere perché, a memoria, su un tema così delicato è la prima volta che avviene. Non si può procedere così commissariando a colpi di maggioranza”.
Anche Luciano Nobili: “Mentre il segretario Zingaretti chiede unità e dichiara di voler limitare il peso della correnti, la sua corrente procede, col voto contrario delle minoranze, alla cacciata del segretario regionale siciliano Davide Faraone, reo di non essersi allineato. Una scelta grave e sbagliata”. Matteo Renzi, da parte sua, intervistato dal Corriere della Sera, ha tagliato corto: “Non mi occupo più di Pd. Zingaretti pensi a Salvini e non a me. Penso che sia stato un errore sfiduciare Faraone e non il vicepremier della Lega”. Il caso Faraone è stato dunque un cerino gettato in un mare di benzina. Spetterà alla direzione nazionale di venerdì dire l’ultima parola sulla questione. Fatto sta che la tensione tra i gruppi è alta, una mossa sbagliata e salta tutto in aria.

