Uniformare le norme e l’azione amministrativa dei Comuni sulla questione inquinanti. E’ questo l’intento che vuole raggiungere la Commissione sui fitofarmaci istituita in Prefettura. Ma è difficile uniformare le norme quando non si riesce a uniformare i sindaci. La dimostrazione di quanto sia arduo il cammino da compiere per far marciare tutti nella stessa direzione è arrivata durante la riunione di ieri, che ha messo in luce come siano più le polemiche che dividono gli astanti che i punti fermi ove convergere.
Ad inizio lavori il prefetto chiede subito agli amministratori di non demonizzare gli agricoltori e di evitare l’emanazione di ordinanze spropositate. Si sente tirato in ballo Mario Scarnati, sindaco di Fabrica di Roma, che replica sostenendo che non è possibile giocare “politicamente” sulla pelle dei cittadini. A suo sostegno si erge Danilo Piersanti di Gallese. Si scaldano i toni. Piersanti rimarca che la colpa della demonizzazione degli agricoltori va rintracciata nel modo di fare di molti di loro che, non curanti delle regole, continuano ad irrorare i propri campi con i pesticidi. Nel proseguo dei lavori c’è spazio anche per un battibecco tra i sindaci dei laghi. Da una parte Eugenio Stelliferi di Caprarola e Mario Mengoni di Ronciglione, dall’altra Andrea Di Sorte di Bolsena, in rappresentanza di Paolo Dottarelli. Partono stilettate reciproche dopo che Bolsena si è posta come Comune capofila nella battaglia volta a frenare la coltivazione delle nocciole nel Nord della Tuscia. Di Sorte, per dare forza al suo ragionamento, descrive la situazione del lago di Vico come inaccettabile: troppo inquinato dai fitofarmaci. L’affermazione manda su tutte le furie Stelliferi e Mengoni.
Alla fine i sindaci convergono comunque nella decisione di riprendere in mano il regolamento sui fitofarmaci approvato in Provincia nel 2015, adattandolo con il nuovo Piano di azione nazionale. Ma il vero punto della questione è il controllo: infatti, non tutte le amministrazioni possono permettersi le ronde notturne per controllare cosa fanno gli agricoltori. Si decide di allora di far aiutare gli amministratori “poveri” dalle forze dell’ordine.
Alla fine dei giochi, della riunione della commissione rimane un protocollo d’intesa, ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Gli amministratori restano distanti. Si è deciso di aderire al protocollo più per forma che per convinzione, come dimostra, a sintesi di tutte queste divergenze, la bislacca proposta del presidente della Provincia Pietro Nocchi, che ha detto che andrebbero chiesti al governo fondi per consentire alla Provincia di farsi garante del rispetto delle regole, ovvero per far in modo che sia l’ente di via Saffi a disporre e effettuare i controlli, manco fosse l’Arpa. E già, Nocchi non conosce quello di cui parla, non sa che queste non sono competenze della Provincia e fa finta di non capire che certe cose vanno fatte dagli enti deputati dal legislatore nazionale, in questo caso l’Ispra. Enti scientifici e in quanto tali terzi e non politici, né interessati, come può esserlo un’amministrazione provinciale composta da gente che a sua volta possiede coltivazioni di nocciole.

