Le acque si stanno agitando e l’aria diventa sempre più infuocata al largo del Nazzareno, dove la stasi imposta dal nuovo segretario sembra andar stretta a molti, troppi. Il ricordo nostalgico dei fasti della sinistra italiana, forse legato agli anni giovanili della Fgic, e l’apertura a tutti quelli che negli anni passati hanno contribuito alla distruzione del Pd, cominciano ad essere per molti più di semplici sassolini nelle scarpe. Le spallate alla nuova gestione sono arrivate da molte parti, si pensi agli interventi di Sala e Calenda sulla necessità di un nuovo partito, ma a buttare benzina sul fuoco c’hanno pensato i renziani. Matteo Renzi ha dimostrato al presidente del Lazio di essere vivo e vegeto, e lo ha fatto nel modo tanto amato nel passato dalla sinistra del partito: cannoneggiando dall’interno. L’attacco il toscano questa volta lo ha fatto su temi davvero dogmatici per la parte più a sinistra del partito, la questioni migranti. Non a caso ha scelto di attaccare Minniti su una questione così spinosa che può diventare un’arma a doppio taglio. L’intento di Renzi è quello di far uscire allo scoperto il capo dei dem che dovrà prima o poi dichiarare qualcosa, o a favore dell’opera di Minniti (che lo aveva sostenuto nelle primari) o contro Minniti ( un tema caro per la sinistra “bersaniana” e gli attuali alleati di sinistra). Insomma qualsiasi sia la posizione presa dal “sor Tentenna” (così lo chiamavano in gioventù) qualcuno verrà scontentato.
Renzi ha capito che l’alleanza di governo giallo-verde non è messa a repentaglio e di conseguenza, con l’ipotesi di un voto anticipato che si allontana, non è in discussione la sua maggioranza di parlamentari. Dunque, è il momento di rendere il ben servito al nuovo segretario attraverso il fuoco amico, mettendo in crisi la fragilissima alleanza tra le diverse anime, moderati e area di sinistra, instaurata nel “campo largo” di marzo, campo che ora sta diventando un vero e proprio “giardinetto”.
Chissà quale sarà la scelta di Zingaretti per affrontare questo nuovo grattacapo. L’unica azione possibile è quella di spezzare con un’azione decisa ogni tentativo di spingere il Pd nel perimetro della sinistra bersaniana e di rilanciare la sua vocazione maggioritaria. Ma non è mai stata la linea del segretario. Dunque, Zingaretti non può abbassare la guardia: seguiranno altri attacchi interni e d’altra parte chi di spada ferisce di spada perisce.

