Le polemiche prima sui tagli alle corse dei treni della Roma Nord, poi sull’arrivo dei rifiuti di Roma hanno distolto l’attenzione da un altro tema caldo di questa estate viterbese: la guerra per il controllo dell’acqua termale, che, come si sa, è un bene pubblico (non privato) di competenza dalla Regione, che la dà in sub concessione al Comune. La vicenda è quella delle pozze di San Sisto sulla Cassia Sud gestite dalla Antiche Terme Romane, a cui una sentenza del giudice ha tolto di diritto di usufruirne al fine di permettere l’alimentazione dell’attigua area della Free Time, dove è prevista la realizzazione di un vasto complesso turistico.
Il punto, al di là delle vicissitudini giudiziarie, è politico e sono tanti gli aspetti sui quali il Comune è tenuto a prendere posizione, assumendosi le proprie responsabilità. Durante l’amministrazione Michelini fu infatti varato una sorta di piano regolatore delle acque in base al quale il loro utilizzo sarebbe stato permesso solo a fronte di investimenti reali. In altre parole, perché, se il villaggio termale della Free Time non è stato ancora costruito, si dovrebbe riconoscergli da subito il diritto a sfruttare la sorgente andando a prosciugare le pozze del termalismo libero? Osservazione, questa, sollevata dalle stesse Antiche Terme Romane, che nei giorni scorsi ha scoperto che l’acqua tolta alle pozze “viene banalmente sperperata, facendola confluire nei canali della superstrada, con grave danno alle condutture esistenti, ostruite dalle consistenti incrostazioni calcaree. Ma per quale motivo la Free Time sta pompando questa elevatissima quantità di acqua termale per poi disperderla nel nulla? Considerato che le piscine realizzate sul terreno di proprietà sono abusive, e quindi nessuno può utilizzarle per farci il bagno (anche se il recente intervento dei carabinieri ha rilevato la presenza di bagnanti), e che, comunque, la quantità di acqua pompata è esagerata rispetto alla portata delle stesse vasche”, per quale motivo il Comune non prende in mano la situazione?
L’acqua va data a chi investe. A chi realmente la sfrutta per alimentare insediamenti che portano ricchezza e posti di lavoro alla città. Non può essere dirottata da una parte all’altra per agevolare magari un business per pochi a costo zero, e senza ricadute per nessuno, ruotante solo a qualche piscina per accedere alla quale si farà magari pagare un consistente biglietto.

