Lunedì si insedia ufficialmente in Prefettura la commissione studio sui fitofarmaci in agricoltura. Una iniziativa che fa decisamente rumore rispetto alla sensibilità dimostrata sul tema dal Comune di Viterbo (il sindaco Arena ha dichiarato che il problema nel capoluogo non si pone perché non sono presenti colture intensive) e della Provincia: il presidente Nocchi davanti alle richieste a mezzo stampa di un consiglio aperto sul tema, rispose di potersi muovere solo davanti a istanze ufficiali. Quando si dice che la forma è più importante della sostanza.
Detto questo. Nel dibattito “fitofarmaci sì, fitofarmaci no” la grande assente finora sembra essere la Asl. Sappiamo sicuramente che in questi mesi l’azienda sanitaria ha messi in atto campagne di sensibilizzazione nei vari comuni della Provincia. Si ricorda, inoltre, a novembre, la partecipazione del direttore sanitario Antonella Proietti a un convegno organizzato dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre sull’ambiente a Civita Castellana, presente il vescovo Romano Rossi. Ma al di là di queste iniziative sicuramente meritevoli, ci domandiamo, sul tema specifico sono in corso iniziative più incisive? Se no, perché non si mettono in campo?
Pensiamo, per esempio, a quello che avviene in territori non lontano dal nostro. In Toscana, dove sta per cominciare e andrà avanti per tre anni, interessando gran parte del Pistoiese, il progetto “Vivai e salute”. Condotto dalla Asl Toscana Centro e finanziato dalla Regione con 195.000 euro ha lo scopo di valutare i possibili rischi per la salute di chi lavora nei vivai dovuti all’impiego di fitofarmaci. Il progetto si concluderà a giugno del 2022, quando verranno diffusi i risultati.
Durante i tre anni i tre anni del progetto si indagherà sulla salute dei lavoratori, con un focus particolare su rischio chimico, malattie professionali e problemi sanitari; verranno censiti tutti i vivai, ma anche il territorio e le abitazioni adiacenti; sarà fatto un monitoraggio dell’uso di fitofarmaci nelle aziende. Alla fine i risultati saranno resi pubblici su un apposito sito web. Sono previsti anche due momenti di diffusione dei risultati, uno a carattere scientifico, l’altro divulgativo.
Quando vedremo una iniziativa simile anche nella Tuscia?