In un’intervista al Corriere della Sera, Carlo Calenda ha fatto una lucida esamina della situazione politica italiana. L’ex ministro dello sviluppo economico si è dichiarato convinto che difficilmente il Pd riesca ad arginare le forze sovraniste con qualche cespuglio alleato. C’è bisogno di un’alternativa credibile che non può essere creata sic et simpliciter.
Alle europee Calenda si è mosso in prima persona con il manifesto Siamo europei. Inizialmente l’idea era di creare un partito di civici che collaborasse in coalizione con i dem, ma poi il progetto è stato inglobato nel Pd in una posizione di stampella, decisione che ne ha di certo debilitato le reali possibilità di sviluppo. Ma Calenda, nonostante le difficoltà, è riuscito a ottenere un ottimo risultato elettorale ed ecco allora che ci riprova, chiamando alle armi liberali e popolari, da troppo tempo messi da parte e intrappolati all’interno delle correnti di partito.
Secondo Calenda esiste un terreno più fertile in cui convogliare le tre grandi famiglie europeiste (socialisti, popolari e liberali). Un terreno neutro dove si creino programmi e i valori siano condivisi: “Bisogna – ha commentato – riconnettere il progresso alla società”. “Il primo negli ultimi 30 anni ha corso più velocemente della seconda e da qui nasce la paura che alimenta l’onda dei nazionalismi”. Per dare una risposta seria bisogna “investire su uomo e società. E questa radice comune deve riunire umanesimo liberale, cristiano e socialista”.
Una base comune, un punto di partenza, ma che non si traduce in un minestrone. Infatti, per un discorso elettorale e politico, in un Paese dove ancora è molto radicata l’appartenenza ad un determinato partito è impensabile e controproducente riunire tutte queste sensibilità diverse in un’unica formazione. Impensabile, dunque, convogliare tutte queste anime nella “piazza grande” del Pd, almeno come lo ha costruito in questi mesi Zingaretti. Si rischierebbe di creare un partito che non ha correnti, ma fiumi in piena.
Per Calenda la via migliore è la nascita di una grande forza liberale e popolare, che maturi un programma in grado di legarla al Pd. Un nuovo partito, non un partito stampella, ma una realtà politica che vada a pescare nelle zone dei disillusi e dell’astensione. Un soggetto politico che si riferisca a tutti quelli che non si sentono né di destra, né di sinistra. Il voto moderato esiste, nel passato è stato il perno delle decisioni politiche cruciali, ma lo sviluppo frenetico di questi ultimi decenni lo ha ha rilegato nel dimenticatoio.