Effetti del decreto sicurezza: un migrante nigeriano di 25 anni, Prince Jerry, si è ucciso a Tortona (Alessandria) gettandosi sotto un treno dopo essersi visto negare il permesso di soggiorno per motivi umanitari.
“Cari tutti – ha detto monsignor Giacomo Martino, responsabile Migrantes di Genova alla chat dei parrocchiani, dando la notizia dell’accaduto – uno dei nostri ragazzi di Multedo, Prince Jerry, cui era stato opposto un diniego prima di Natale, scoprendo che non avrebbe potuto contare neppure sul permesso umanitario, che è stato annullato dal recente Decreto, si è tolto la vita buttandosi sotto un treno. Ho dovuto provare a fare il riconoscimento di quanto era rimasto di lui. È stato un momento difficile ma importante perché ho ritenuto di doverlo accompagnare in questa sua ultima desolazione. Vi scrivo perché abbiamo deciso di portarcelo su a Coronata e seppellirlo nel cimitero lassù. Venerdì mattina alle 11.30 (oggi, ndr), all’Annunziata, celebrerò il suo funerale. Quanti vorranno e potranno essere presenti sarete il segno dell’ ultimo abbraccio terreno a questa vita così desolata. Una preghiera per lui e la sua famiglia”.
Il messaggio, che il sacerdote voleva restasse privato, ha fatto subito il giro della rete: “E’ impropriamente girato un mio post privato scritto ai membri più stretti della mia Comunità parrocchiale – ha scritto monsignor Giacomo Martino su Facebook -. Erano parole di dolore e di sofferenza personale confidate a degli amici. Avevo scelto di non parlare di Prince Jerry per rispettare il dolore della sua morte e desolazione. Vi sono indagini giudiziarie che stanno stabilendo esattamente i fatti ed eventuali responsabilità. Non desidero in nessun modo che questo ragazzo e la sua triste storia vengano strumentalizzate per discorsi diversi da quelli di compassione per una vita stroncata e di un lungo sogno interrotto”.
Prince Jerry era arrivato il 16 giugno 2016 sulle coste siciliane. Poi ha subito raggiunto Genova. Parlava bene l’italiano, faceva volontariato con i ragazzi delle Scuole della pace e per iniziative come lo Staccapanni della Caritas.
“Un ragazzo speciale e straordinario, molto sensibile e anche colto. Era laureato e amava conoscere e apprendere”, ha ricordato don Giacomo. “Aveva fatto richiesta di asilo politico, ma non era stata accolta e lo aveva saputo alla metà di dicembre, il 17 per la precisione. E non rientrava in quello status, non più previsto dalle norme, che prima garantivano il permesso umanitario”.

