Nella sua consueta diretta Facebook il ministro dell’interno Matteo Salvini ha risposto a chi lo vede corresponsabile del naufragio e della conseguente perdita di vite umane. Il riferimento è alla tragedia di due giorni fa al largo della Libia, dove sono morte 117 persone, tra cui molte donne e bambini.
“E’ chiaro ed evidente – ha detto il vicepremier – che i trafficanti di esseri umani di fronte alla possibilità di tornare ai loro affari ne hanno approfittato”. Ha dunque ribadito di essere convito che l’unico modo per evitare i morti sia fermare le barche in partenza e imporre uno stop ai viaggi della speranza. Al ministro dell’interno – scrive il Giornale – non interessa “la solita manfrina” ovvero gli attacchi dei suoi tanti detrattori, ma le cifre che snocciola orgoglioso: “Dall’inizio dell’anno siamo fermi a quota cento arrivi, nel 2018 nello stesso periodo erano 2.000: un calo del 94 per cento”. Quindi, “difesa dei confini e porti chiusi”, ha insistito Salvini che ha ribadito di voler aprire invece i corridoi umanitari al più presto e per questo motivo a marzo tornerà in Africa per offrire “a chi scappa veramente dalla guerra” asilo in Italia.
Come si vede, e non varrebbe neanche la pena sottolinearlo tanta è l’evidenza del ragionamento, c’è tanta ipocrisia in ciò che dice il leader del Carroccio, che da una parte chiude i porti e dall’altra dice di voler aprire il cuore. Ma come si fa ad aprire il cuore se uno resta insensibile di fronte a 117 morti. Come si fa a non rendersi conto che il Mediterraneo è diventato un cimitero? Come fa, Salvini, a non porsi il problema che quella gente che scappa continuerà a morire?

