Ve lo ricordate il film in cui Totò metteva in vendita la Fontana di Trevi. A Viterbo i panni di Totò ha deciso di indossarli il sindaco. Che poi, in verità, sembra che glieli abbiano fatti indossare alcuni suoi assessori e consiglieri di maggioranza, ma poco cambia: alla fine sempre lui li porta. Tutto ciò per dire che qualche giorno fa è stata votata in giunta una delibera, proposta appunto da Arena, con la quale il Comune, revocando il bando per la nomina di un direttore, manifesta l’intenzione di disfarsi del museo. Nel senso che lo mette sul mercato con l’intenzione di darlo in gestione al miglior offerente.
Non ci sono più dipendenti dedicati, ha fatto scrivere a verbale il primo cittadino, tanto vale cercare qualcun’altro che abbia la capacità di farlo funzionare. Palazzo dei Priori abdica così al ruolo istituzionale di conservatore e tutore di un bene così prezioso, custode della storia e della memoria della città. Roba che non si è mai vista in nessuna parte del mondo. A chi verrà, sempre ammesso che qualcuno verrà, saranno però tolte, nelle intenzioni del Comune, le tavole di del Piombo, da trasferirsi sotto i portici del Comune (prima dicevano che questo progetto, fatto da Michelini, non andava bene, e adesso sì: quando si dice la coerenza).
La decisione, al di là di come andrà a finire, la dice lunga sul concetto di cultura che alberga nelle teste di questo centrodestra in Comune, più interessato allo spettacolo, e a tutto ciò che fa business, che alla salvaguardia della tradizione, della storia, delle radici delle città.
Siamo arrivati alla frutta, vero?

