Sostituire i lavoratori viterbesi del Cup che non hanno ancora firmato il contratto con la nuova società appaltatrice, con altri lavoratori già passati alle dipendenze della Gpi, ma provenienti da altre province, Rieti e Roma Nord. Un piano saltato dopo le proteste e grazie all’intervento del prefetto, che ha differito il servizio sotto la gestione della vecchia azienda per altri due giorni, aggiornando tutti a giovedì per un nuovo incontro.
Tensione ieri al Palazzo del Governo, quando, nel corso della riunione per fare il punto sulla battaglia dei lavoratori contro il taglio ai propri stipendi, la direttrice amministrativa della Asl ha confermato la voce che stava circolando già da alcune ore: un piano per garantire in condizioni di emergenza la continuità del servizio Cup – il 9 gennaio doveva essere la data dello switch-off da una società all’altra – qualora i lavoratori non avessero firmato il nuovo contratto. Come? Chiamando a Viterbo altri lavoratori dalle aziende ospedaliere di Rieti e Roma, dove questo passaggio è già avvenuto nei mesi scorsi. Sono stati proprio questi ultimi ad allertare i colleghi viterbesi di quello che stava succedendo.
Secondo la versione dei lavoratori viterbesi si è trattato di un modo – l’ennesimo strumento di pressione psicologica – per spingerli ad accettare i nuovi contratti e non correre il rischio di perdere il lavoro.
E’ dovuto intervenire il prefetto, anche lui all’oscuro di tutto e piuttosto adirato, per calmare gli animi e bloccare tutto.
Per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza è stata concessa quindi una dilazione alla vecchia società di altri due giorni, in attesa di un nuovo incontro convocato dal prefetto per giovedì.
Sul fronte delle trattative, presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. L’unica richiesta avanzata, in sostanza, è stata quella di aumentare di un’ora le ore settimanali di lavoro. Un atteggiamento, questo, che ha lasciato molto delusi i lavoratori che – fanno sapere – nutrivano da questo incontro ben altre aspettative visti gli argomenti sul tavolo. Su tutti il taglio agli stipendi, che invece così rischia di passare in cavalleria.

