Giochi gestiti dallo Stato e slot, nella sola provincia di Viterbo in un anno sono stati bruciati oltre 112 milioni di euro. Lo dice una inchiesta nazionale di Gedi Visual, una società del gruppo editoriale L’Espresso/la Repubblica, sul gioco d’azzardo.
Si tratta di cifre esorbitanti, anche se si prendono in considerazioni i singoli paesi, separatamente. A Corchiano per esempio, sempre secondo questa indagine, nel 2017 sono stati spesi 2,28 milioni di euro, per una spesa media per abitante di 602 euro.
Un “dato preoccupante” secondo i consiglieri Paola Troncarelli, Paolo Nardi, Livio Martini, Bengasi Battisti che di recente hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale per l’approvazione di un regolamento che limiti i punti di slot machine e la loro apertura nei pressi dei luoghi sensibili come, ad esempio, chiese, oratori, scuole o impianti sportivi. Una richiesta che però fino ad ora è caduta nel vuoto.
“Nonostante ci sia l’obbligo di convocare il consiglio entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta – scrivono in una nota Troncarelli, Nardi, Martini e Battisti – l’amministrazione non ha ritenuto opportuno inserire il punto all’ordine del giorno neanche in occasione dell’ultima assemblea consiliare che si è tenuta il 19 dicembre scorso. Questa è solo l’ultima delle tante violazioni che come gruppo consiliare non abbiamo esitato a segnalare al prefetto e al ministero degli interni. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo perché l’amministrazione comunale rispetti le regole e le procedure per dare la possibilità ai rappresentanti della comunità di presentare proposte e di poterle discutere, così come richiede il nostro ordinamento democratico”.
I 4 consiglieri di opposizione affermano che continueranno a combattere le ludopatie e le loro tragiche conseguenze “nonostante l’amministrazione comunale continui a disattendere le nostre richieste”. E concludono: “Prevenire la tragica impossibilità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse significa prevenire la perdita incontrollata delle proprie risorse economiche. Significa soprattutto prevenire drammi famigliari che conducono alla dissoluzione individuale e dei propri cari. Drammi che arrecano un duro colpo alla famiglia e all’intera comunità”.

