D’accordo che la sinistra non esiste più. D’accordo pure che gran parte degli elettori di sinistra ha votato, alle politiche, per il M5S. Ma vedere Zingaretti – lui che si candida a raccogliere l’eredità di Renzi alla guida del Pd – ricalcare le orme di Salvini e di Di Maio è troppo.
Andando ad esaminare certi atteggiamenti del governatore si scopre infatti che la linea di congiunzione tra il suo modo di vedere le cose e quello dei vertici del governo gialloverde è molto più marcata di quanto apparentemente non sembri. Senza tornare sulla questione Astorre-Casapound, di cui si è parlato nei giorni scorsi e in merito alla quale ci limitiamo soltanto a ricordare che il movimento di estrema destra sta molto a cuore al leader del Carroccio, stavolta vogliamo parlare dei punti di contatto con Di Maio per quanto concerne la libertà di stampa.
Bene, mentre il vicepremier vomita veleno contro i giornalisti, attentando alla libertà di parola e di pensiero sancita dalla Costituzione (come peraltro ha giustamente sottolineato Silvio Berlusconi), l’aspirante segretario del Pd Nicola Zingaretti permette ai suoi sottoposti di operare una censura nei confronti di chi non la pensa come loro. Ci riferiamo all’oscuramento nei computer della Asl di questo sito, considerato scomodo perché spesso parla si sanità.
A volerla dire tutta, Zingaretti fa anche peggio di Di Maio: quest’ultimo infatti per ora si è limitato ad insultare, lui, invece, ovvero i suoi sottoposti, è passato ai fatti. Niente articoli del Viterbese, lo ribadiamo, sui computer della Asl gestita dalla Donetti e frequentata da Panunzi: questa come la volete chiamare? Non è un attentato alla libertà di stampa e di opinione.

