Zingaretti, per farsi campagna elettorale, non sa più che inventarsi e adesso ha lanciato la sua proposta di spending review. Tre magistrati come commissari esterni: Cantone al Nord, Pignatone al Centro e Cafiero de Raho al Sud. Lo ha fatto tramite un’intervista ieri mattina alla Stampa e mezza Italia s’è messa a ridere. In effetti, si tratta di un’idea alquanto confusa che non ha mancato di suscitare pesantissime critiche anche all’interno dello stesso Pd.
Dice Luigi Marattin, capogruppo Pd in commissione bilancio alla Camera: “Si tratta di un’idea bislacca e profondamente sbagliata. E i motivi – continua – sono questi: 1) la logica della ‘spending review’ è manageriale, non giudiziaria. Per farla serve gestire la pubblica amministrazione in modo moderno e manageriale, non servono i magistrati anti-mafia. A quelli – e Dio li benedica – lasciamoli a fare il loro dovere (combattere la mafia) e mettiamoli nelle condizioni di farlo sempre meglio; 2) in realtà anche la logica dei commissari esterni è sbagliata. Perché la spending review o è inserita con entrambi i piedi (e pure le mani, e pure il corpo) dentro i meccanismi e il funzionamento quotidiano della pubblica amministrazione, o è solo uno slogan. Questo – conclude – è quello che ha fatto il governo Renzi, passando dalla logica del commissario esterno ad una riforma importante: quella di inserire l’attività di spending direttamente all’interno del meccanismo amministrativo del governo. Decreti annuali, responsabilizzazione dei dirigenti, obiettivi fissati, verifiche. Un’attività che ha consentito, tra l’altro, di trovare le risorse per risanare la sanità in molte regioni (e per iniziare l’abbassamento della pressione fiscale, come certificato anche dall’attuale governo). La spending review non è materia per commissari esterni anti-mafia. È materia politica (chi decide deve aver cura dei soldi pubblici più di quanto l’abbia per i propri) e manageriale (pubblica amministrazione efficiente, manageriale e sistema istituzionale veloce”.

