“Quando un gruppo dirigente non sa che pesci prendere e si rende conto dell’incombenza della propria fine, di solito si assiste a tutta una serie di dichiarazioni che hanno del comico. Ieri Nicola Zingaretti se ne è uscito con il solito mantra del ‘partito dei sindaci’ e che lui è un amministratore che ha vinto perché ha risolto i problemi. A parte il fatto che lui ha vinto perché la destra si è presentata divisa e che non ha una maggioranza, c’è da dire che la storia per cui gli amministratori sono dei migliori dirigenti di partito si è dimostrata una stupidaggine nella realtà”.
Lo scrive su Facebook Dario Corallo candidato alla segreteria Pd. “Ma è chiaro – prosegue – che i nostri hanno poca dimestichezza con la realtà. I segretari del Pd eletti da un congresso sono stati, nell’ordine, Walter Veltroni, sindaco di Roma, Pier Luigi Bersani, prima assessore e poi presidente in Emilia-Romagna, e infine Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Nessuno di loro ha concluso il proprio mandato di segretario a causa di batoste elettorali. Insomma, io questi amministratori che vincono a livello nazionale devo ancora vederli. Ma è così difficile capire che i dirigenti devono fare i dirigenti e gli amministratori devono amministrare? E perché nessuno chiede a Zingaretti cosa intende fare con la presidenza della Regione Lazio qualora diventasse segretario?”.
Dario Corallo è la figura più di rottura scesa in campo per la segreteria del Pd. Classe 1987, è laureato in filosofia alla Sapienza, mentre politicamente è cresciuto al circolo Laurentino 38, dove è iscritto fin dalla fondazione del Partito democratico. Nel 2008 diventa il portavoce dei Giovani democratici di Roma, incarico che ricopre per un anno, mentre alle elezioni europee del 2014 fu coordinatore per la campagna di Roma e del Lazio, diventando poi anche il capo ufficio stampa e responsabile comunicazione dei Giovani democratici.

