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Home » Politica » “Negozi sacrificati sull’altare della grande distribuzione. Ma la spesa è un salasso”

“Negozi sacrificati sull’altare della grande distribuzione. Ma la spesa è un salasso”

8 Novembre 2018

Decine di piccoli negozi sacrificati sull’altare della grande distribuzione per poi scoprire che Viterbo è una delle città più care d’Italia dove fare la spesa: il capoluogo della Tuscia si colloca al 65esimo posto su 67 come convenienza, con una spesa media per famiglia di 6.353 euro l’anno. Si paga di più solo a Cosenza (6.404) e Aosta (6.503). Molto di più, nel Lazio, rispetto a Latina (5.843 euro), Roma (5.961), Rieti (6.299). Un salasso. Tutto questo, inoltre, senza contare quanto il proliferare dei grandi centri commerciali sia costato in termini sociali e ambientali, con la desertificazione del centro storico e la cementificazione delle periferie.

Cui prodest? E’ la questione che soleva il sindacato di base dopo la pubblicazione nei giorni scorsi di una comparazione sui prezzi della spesa condotta da Altroconsumo, l’associazione per la tutela dei diritti dei consumatori.

“Si resta sorpresi – dichiarano dalla federazione provinciale dell’Usb mentre sfogliano i dati – che a fronte del numero elevato di centri commerciali e ipermercati presenti in città, e che in teoria dovrebbero garantire concorrenza e un accesso di massa ai beni primari, Viterbo sia la terza città meno conveniente in Italia dove fare la spesa.”

Non solo il dato “assoluto” della spesa a preoccupare l’Usb. L’analisi riserva ulteriori sorprese se si fa un confronto dei prezzi dei discount e delle grandi marche, separatamente tra loro.

“Partiamo dai discount: Lidl, Eurospin e Penny Market. La spesa media supera di poco i tre mila euro, con una differenza massima di cento euro tra un discount e un altro. Stesso discorso si può fare anche per Ipercoop e Iperconad, dove invece la spesa media annuale si aggira sugli ottomila euro all’anno”.

Dando per scontato che discount e grandi market si rivolgono a tipologie di consumatori differenti, quello che non si capisce è perché i prezzi sembrino in apparenza livellati tra loro.

Ora, queste classifiche non vanno prese come oro colato, perché i calcoli possono variare anche in base a variabili minime prese o meno in considerazione. Ma i dati a disposizione lasciano sorgere un dubbio legittimo da parte dell’Usb: “In città la concorrenza è veramente garantita?”

“Va aperta sicuramente una nuova riflessione sull’utilità dei grandi centri commerciali in città – concludono dal sindacato -. Se questi sono i numeri, allora hanno chiaramente fallito nel loro intento. In futuro ci auguriamo per lo meno che su Viterbo non ci siano nuove aperture e che siano incentivati piuttosto le piccole produzioni e i negozi di quartiere”.

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