Doveva essere una delle priorità da cui ripartire dopo Santa Rosa, ma invece della richiesta di un consiglio comunale straordinario sull’uso dei fitofarmaci in agricoltura non si è saputo più niente. Eppure la proposta avanzata dal capogruppo Pd Luisa Ciambella – che chiede, per esempio, che il Comune si doti di un regolamento in materia – era stata sottoscritta prima di Ferragosto dalla maggioranza dei membri del parlamentino locale. Ma ad oggi da Palazzo dei Priori non è arrivato ancora nessun segnale che faccia sperare che questa discussione possa avvenire in tempi brevi.
Il Comune invece dovrebbe accelerare i tempi. Tutto era nato da uno studio che segnalava un aumento dei casi di tumori nella Tuscia. Ma da allora il quadro si è arricchito di nuovi elementi che alimentano l’allarme e la preoccupazione tra la popolazione, soprattutto tra chi vive nei luoghi in cui si coltivano le nocciole.
Per esempio, dall’America è arrivata la storica sentenza di un tribunale contro la Monsanto, la multinazionale che produce il glifosato, uno dei diserbanti più utilizzati in agricoltura, anche in provincia di Viterbo (i campi che hanno subito questo trattamento si riconoscono in primavera per la colorazione gialla che assume il terreno). A citarla in giudizio era stato un giardiniere ammalatosi di cancro, che lamentava di non essere stato adeguatamente informato sui rischi che correva maneggiando questo tipo di prodotto. L’uomo alla fine si è visto riconoscere un risarcimento record di 289 milioni di dollari. Ma sono migliaia le cause simili in attesa di giudizio nelle aule dei tribunali.
Restando in provincia di Viterbo, invece, basta segnalare i casi di quegli agricoltori che, nelle settimane scorse, in alcuni centri dei Monti Cimini, sono stati multati per non aver rispettato le distanze di sicurezza durante lo spargimento di pesticidi. Oppure – un’altra delle violazioni più diffuse – per non aver affisso durante i trattamenti gli appositi cartelli che servono per avvertire la gente di non avvicinarsi e che contengono informazioni sul principio attivo che viene utilizzato nei campi.
E’ stato fatto notare che, a differenza di questi paesi, il Comune di Viterbo non ha ancora un regolamento che disciplini l’uso delle sostanze chimiche in agricoltura e che preveda le relative sanzioni per chi trasgredisce. Anche solo per questo, viene fatto notare da più parti, sembra necessario affrontare la questione in un consiglio straordinario, al quale, secondo la proposta del Pd, dovrebbero essere chiamati a partecipare esperti della Asl, dell’Arpa e dell’Istituto superiore di Sanità, oltre alle associazioni di categoria e ai tecnici.

