
“Dobbiamo costruire un movimento anti-populisti”.
E’ la sintesi di un approfondito ragionamento politico espresso sul quotidiano romano il Tempo da Giuseppe Fioroni, intervistato sulla situazione politica del Paese. L’ex sindaco di Viterbo ed ex ministro alla pubblica istruzione è uno dei 45 deputati fondatori del Pd, partito di cui rappresenta l’ala cattolica e al quale manda un messaggio chiaro: “Dobbiamo essere il sale e il lievito di un’aggregazione (di responsabili) alternativa ai populisti e ai sovranisti”.
“Ritengo – dice – che la situazione grave non sia quella del Pd, ma quella che sta vivendo il Paese e che a breve rischia di vivere l’Europa. Avverto una grande preoccupazione e paura da parte della maggioranza silente del Paese, che guarda al futuro più con gli occhi della preoccupazione che con quelli della speranza. In questo contesto di grave rischio, il Pd deve avvertire il dovere di mettere fine all’abitudine della lite per la lite che ci espone sui giornali. A prescindere dal merito, ci dividiamo sulle tipologie di cene, sulle diete e sullo sciopero della fame. Questa situazione deve finire. Dobbiamo capire che il Pd deve concorrere con molti altri, in vista delle europee, alla costruzione di un movimento politico ampio e alternativo ai populisti e ai sovranisti, che sia diga e argine alla deriva razzista e xenofoba e lavori per la costruzione dell’Europa che De Gasperi e Spinelli vollero fortemente”.
“Serve una risposta politica – aggiunge – fondata su valori solidi che riscaldino gli animi e i cuori in vista delle elezioni europee. L’Italia ha già iniziato a bruciare, evitiamo che bruci l’Europa. Le ultime elezioni hanno cambiato la politica. Le divisioni centrosinistra-centrodestra sono state sostituite dall’alleanza sovranisti e populisti e dunque l’alternativa va costruita in un movimento largo in grado di evolversi in una lista alle europee. Il Pd deve riuscire a far germogliare e nascere questa realtà e ad esserne spinta propulsiva”.
E ancora, in merito al dibattito sul congresso: “Dubito che la soluzione sia di convocare un popolo stanco e sfiduciato ai gazebo per litigare su ‘vota Zingaretti’ o vota ‘Delrio’. Il nostro popolo deve sentirsi orgoglioso di rappresentare valori europeisti di giustizia, solidarietà sociale ed equità. Un congresso che riproponga un viaggio con la testa rivolta all’indietro, alla ditta che c’era prima del Pd, alla sinistra datata, alla discesa in campo delle storiche famiglie e delle élite dei capi bastone è l’esatto contrario di ciò di cui il Pd ha bisogno. Insomma, rivolgo un invito alla sinistra del Pd e al suo vellissifero Zingaretti: liberiamoci dall’ossessione del governo dei partiti”.
Un ragionamento il suo per certi affine a quello che fa Calenda, da cui tuttavia si distanzia sul metodo da seguire: “Non mi pare che il termine fronte (utilizzato proprio da Calenda, ndr) porti molto bene alle elezioni in Italia, basti ricordare il fronte popolare. Al quel tempo non ero ancora nato, ma comunque sarei stato dalla parte di chi lo sconfisse. Io, al di là del nome, auspico che questo movimento sia fondato non dall’essere contro qualcosa, ma sul cuore di chi crede nell’Europa e non vuole il ritorno della conflittualità degli Stati sovrani. La pace va costruita ogni giorno, d’altra parte basta vedere ciò che produce il gruppo di Visegrad per capire che se l’Europa dovesse saltare ritornerebbero i tempi bui. In questo progetto poi non deve essere di secondo piano un’idea su Roma”.
“Roma – spiega – sta infatti vivendo un momento drammatico. La candidatura di Zingaretti alla segreteria comporta il rischio dello scioglimento anticipato della Regione. Anche per il Comune di Roma e la Regione Lazio quindi, il Pd deve essere molto responsabile e trovare, anche lì, la condivisione di valori e progetti di chi è alternativo al malgoverno dei 5 Stelle e di una Lega inconsistente”.

