Interessanti – a livello antropologico, ovvero come testimonianza politico/culturale di un piccolo mondo antico che non si rassegna ai mutamenti della storia – alcune scarne dichiarazioni di Ugo Sposetti sulla situazione del Partito democratico.
L’ex parlamentare, parlando al Corriere di Viterbo, ha detto innanzitutto che il partito è morto, una notizia che, se non fosse per la suggestione che a ribadirla è uno storico e anziano esponente dell’ex Pci, sarebbe in verità da derubricare a classica scoperta dell’acqua calda. L’ex tesoriere dei Ds, non andando al di là della presa d’atto del presunto decesso, ben si guarda infatti dal tentare di spiegarne le cause – questo sì che, al limite, sarebbe stato un aspetto degno di nota – evitando perciò di ricordare all’opinione pubblica le quotidiane guerre combattute, per “uccidere” Renzi, da tutti quegli esponenti ex Ds, che, pur di regolare i conti interni, non si sono fatti scrupoli nel sottoporre l’immagine del partito al quotidiano linciaggio, che, unito ai problemi strutturali del Paese, è sfociato nel risultato elettorale del 4 marzo.
Si è rammaricato, inoltre, per la scomparsa delle Feste dell’Unità, manifestando nostalgici pensieri per quell’età dell’oro in cui negli stand con le bandiere rosse si mangiavano fagioli con le cotiche e braciole alla brace, ma facendo finta di non capire che quei piatti oggi non intercetterebbero più i palati delle masse per il semplice fatto che sono state le élite, più che il popolo, a farli risultare indigesti, oltretutto sostituendoli con una cucina gourmet che gli chef in circolazione, che stanno lì ad aspettare il momento giusto per riapparecchiare la tavola, non saranno mai in grado di preparare.
Ma la parte più curiosa delle sue dichiarazioni arriva con la tessitura delle lodi a Zingaretti, visto come l’uomo giusto per ricominciare a scrivere la storia del Pd. Ma, è la domanda, a quale storia pensa Sposetti? A quella dell’ex Pci? E soprattutto, altro interrogativo, quali personaggi immagina possano interpretarla? A parte lui, a cui un posto sicuramente non lo toglierebbe nessuno, Panunzi e Mazzoli?
Eccoli i nomi magici, le “divinità” pagane che si apprestano a ridiscendere su questa terra per redimere l’umanità: Sposetti, Panunzi e Mazzoli. Il futuro del Pd sarebbero loro – legittimo crederci, ci mancherebbe – ma vi sembra una cosa fattibile? Vi sembra normale immaginare un Pd fatto solo di ex comunisti del tutto immemore del progetto veltroniano e totalmente avulso dal nuovo contesto politico nazionale? Ai posteri l’ardua sentenza, ma se questi sono i presupposti l’eventuale Pd di Zingaretti altro non sarebbe che un’associazione di nostalgici, roba, a volersi mantenere larghi, da 7-8 per cento al momento del voto.

