Mentre sul daspo urbano l’assessora alla polizia comunale Claudia Nunzi sarà sentita in commissione giovedì, la presunta applicazione del primo provvedimento eseguito a Viterbo in applicazione del decreto Minniti – così il Comune di Viterbo ha presentato quello contro una donna trovata in stato di ebbrezza molesta in via Cairoli – si sta rivelando sempre più un’operazione di propaganda politica.
“Adottato il primo daspo urbano dal servizio di vigilanza territoriale della polizia locale” recitava testualmente la nota diramata da Palazzo dei Priori dopo i fatti ormai noti. Come segnalato subito dalla stampa, bastava leggere il testo del decreto per capire che non sono né il sindaco, né l’assessora e neanche la municipale i soggetti autorizzati a emettere provvedimenti di questo tipo. A confermarlo ci sono anche le parole del commissario capo Agostino Fanelli, che è il responsabile che ha firmato il documento relativo alla donna allontanata da via Cairoli. Documento che non è un daspo, a differenza, invece, di quanto lascia intendere il Comune. “Il daspo (urbano) è un provvedimento di polizia, per cui lo adotta il questore”: specificava Fanelli nel corso del consiglio comunale del 19 ottobre del 2017, al termine del quale il parlamentino di Palazzo dei Priori votò le modifiche al regolamento di polizia municipale per stabilire le aree della città “al fine dell’applicazione di divieti, sanzioni e misure a tutela del decoro e della libera accessibilità e fruizione di aree e infrastrutture”. Ecco il verbale di quella seduta del Consiglio con le dichiarazioni di Fanelli.
“Il daspo non si applica sui reati ma su violazioni di carattere amministrativo. Quello che noi impropriamente chiamiamo daspo – proseguiva il commissario capo – è un’ordinanza di allontanamento che va applicata in presenza di violazioni di carattere amministrativo e sono sanzionate amministrativamente. Questi ordini di allontanamento poi devono essere trasmessi alla questura se il soggetto che li ha commessi è pericoloso o ha precedenti penali, ma questi sono provvedimenti che deve prendere il questore, se intende adottare misure ulteriori all’allontanamento fino a sei mesi o addirittura fino a due anni se questo ha precedenti penali”.
L’allontanamento della persona dai luoghi in cui sono avvenuti i fatti dura in prima istanza 48 ore: “Alla prima violazione – chiariva il commissario capo – se commessa entro le quarantotto ore, come ripeto, si contesta una ulteriore violazione doppia. Sia alla prima violazione che alla seconda l’ordine di allontanamento via trasmesso in questura, quindi a questo punto è il questore che se ritiene che il soggetto sia particolarmente pericoloso, può adottare provvedimenti addirittura di allontanamento fino a sei mesi. Poi se il soggetto addirittura ha precedenti penali in giudicato lo può allontanare fino a due anni, quindi quello sfugge alla nostra competenza, è un provvedimento di polizia per cui lo adotta il questore”.

