Prima la rissa a San Faustino, poi l’assalto alle fontane la notte di Santa Rosa e infine le lamentele e le segnalazioni di chi la contatta notte e giorno su Facebook. Un’escalation di episodi e circostanze che avrebbero aumentato la pressione sulle spalle dell’assessore Claudia Nunzi, tanto da spingerla, più o meno direttamente, a dare il via all’applicazione del primo daspo urbano, una risposta ai numerosi attacchi esterni che piovevano contro l’amministrazione comunale in quei giorni di fine estate, e al tempo stesso un modo per dimostrare al proprio elettorato che dalle parole si sarebbe passati ai fatti. Solo che a farne le spese è stata quella poveretta trovata “in stato di ubriachezza molesta” in via Cairoli e poi portata in ospedale per le precarie condizioni di salute.
E’ la ricostruzione che sta prendendo forma in queste ore, prima della seduta della commissione consiliare in cui l’assessora alla polizia municipale sarà sentita in merito all’applicazione del daspo urbano. Sono numerosi gli interrogativi a cui la Nunzi sarà chiamata a rispondere, perché del fatto che la polizia municipale avrebbe iniziato a operare in applicazione del decreto Minniti, pochi in consiglio comunale sarebbero stati informati. In altre città dove il daspo urbano è già entrato in vigore, per ultima Perugia, il regolamento che ne stabilisce i confini di applicazione è dovuto passare attraverso il dibattito e il voto del Consiglio comunale. Invece a Viterbo niente.
Il daspo, dicono alcuni, potrebbe rivelarsi l’ennesimo buco nell’acqua per l’assessora Nunzi, dopo i casi precedenti del reato di bontà per chi fa l’elemosina o la guerra a chi stende il buscato sui fili in centro. Per capirlo basta vedere che in città in questi giorni, schiamazzi notturni, episodi di violenza più o meno gravi non sono affatto diminuiti. Anzi. Per questo i colleghi di maggioranza nonostante l’apparenza, preferiscono al momento tenere le distanze dall’assessora e vedere che piega prenderanno i fatti. C’è il rischio di scottarsi politicamente.

