Nicola Zingaretti prosegue la sua personale campagna elettorale nella speranza di conquistare la segreteria del Partito democratico, ma sono davvero molte le contraddizioni che costellano la corsa a cui ha impresso l’accelerazione in questi giorni attraverso interventi e dibattiti nelle città dove si stanno svolgendo le feste democratiche.
Al di là della teoria, il presidente del Lazio dovrebbe infatti mostrare la realizzazione pratica di ciò che predica, ma non sempre ci riesce. Prendete la questione moralità o quella della trasparenza, due cavalli di battaglia che da tempo cavalca per attrarre il popolo di quella sinistra che contesta la presunta deriva elitaria presa dal Pd. Deriva che, se siamo tutti d’accordo nel condannarla a livello di principio, non trova in realtà contrapposizioni nell’azione quotidiana del governo della Regione, punto di partenza imprescindibile, esso, da cui il presidente dovrebbe muovere i suoi passi per spiegare e per convincere quelli a cui chiede il voto.
Cosa significano – ci si chiede – moralità e trasparenza quando l’amministrazione regionale agisce in maniera diametralmente opposta? Quando, come nel caso della Asl di Viterbo, vengono attuate scelte chiaramente premiali non in base al merito ma all’appartenenza correntizia? Quando si permette ai referenti sul territorio di varare liste politiche piene di medici e operatori sanitari che non possono dire di no e che magari verranno ricompensati con qualche incarico ad elezioni avvenute?
Zingaretti deve spiegare queste cose, deve fermarle, non può solo limitarsi ad enunciazioni di principio prive di qualsiasi riscontro reale. Se non lo fa non si aspetti che gli iscritti si mostrino disposti a “comprare” a scatola chiusa.

