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Home » Politica » Bando periferie: Viterbo, dopo lo scippo, dovrebbe prendere esempio da Terni

Bando periferie: Viterbo, dopo lo scippo, dovrebbe prendere esempio da Terni

10 Settembre 2018

E’ calato il silenzio sullo scippo dei 17 milioni di fondi stanziati dal governo Gentiloni per il recupero delle periferie della nostra città. Come al solito, il centrodestra viterbese china il capo a Roma e non accenna neanche una reazione minima o una qualche forma di protesta per far sentire la propria voce. C’è anzi chi, in casa Lega, arriva, mentendo, addirittura a mettere in dubbio l’effettiva esistenza del finanziamento: di fronte a tanta superficialità ed improvvisazione c’è da rimanere senza parole.

Quello che non fanno gli amministratori comunali viterbesi lo fa invece il sindaco di Terni, Leonardo Latini. Lì di soldi ne sarebbero dovuti arrivare un po’ meno: 14 milioni. Latini che è leghista – come scrive il Corriere dell’Umbria – lancia infatti un altolà al governo amico e invoca un rapido cambio di marcia: “Comprendo le ragioni di Palazzo Chigi, ma – osserva – quei soldi sono essenziali per rimettere in moto l’economia. Altrimenti saranno le fasce sociali più deboli a pagare il prezzo più alto. E questo non lo permetterò”.

Appunto: Latini che è della Lega ha il coraggio di difendere la propria città, Viterbo no. Viterbo si deve accontentare della “verità” fornita a un sito Internet da tal Valter Rinaldo Merli, un consigliere comunale che dall'”alto delle sue entrature romane” sentenzia: “Tanto quei soldi non ci sarebbero comunque stati”. Falso, ovviamente tutto falso e grave da un punto di vista politico ed è giusto che i viterbesi lo sappiano.

“Purtroppo non sono pochi – ancora il sindaco di Terni – i soldi che rischiano di non arrivare. Si parla di quasi 14 milioni di euro su cui non possiamo più fare conto perché posticipati”. Per questo motivo lui, insieme ai sindaci di Potenza e Benevento, ha sottoscritto un documento comune. E visto che a Roma c’è un governo amico spera che il suo appello non cada nel vuoto: “Me lo auguro di cuore. Il nostro piano periferie è stato pensato in chiave strategica come uno strumento di largo respiro per il rilancio della città, in grado di attivare ulteriori risorse e investimenti e di costruire una visione di medio e lungo termine. Attivare questi interventi vuol dire rimettere in moto l’edilizia che in questa fase è molto sofferente e, più in generale, tutta l’economia ternana. In caso contrario, saranno le fasce sociali più deboli a pagare il prezzo più alto. E questo non voglio permetterlo”.

Che cosa dirà al governo Leonardo Latini? “E’ normale che il governo sia determinato sulle decisioni che adotta nell’ambito del suo programma. Ma a me preme evidenziare la specificità di Terni che, come gli altri Comuni in dissesto, non può contrarre mutui. Il piano periferie è uno strumento imprescindibile per disegnare le nostre politiche urbane e di sviluppo”.

Anche a Terni, come a Viterbo, i progetti sono stati predisposti dalla precedente giunta, di colore politico diverso dall’attuale. Per Latini, però, differentemente da quanto accade a Viterbo (dove l’importante è sparlare degli altri), questo non è un problema. Si dice anzi convinto della bontà del lavoro svolto finora: “Sì, un buon lavoro e non è un caso che la commissione della Presidenza del consiglio dei ministri abbia attribuito al nostro piano 70 punti, collocandoci così al 33esimo posto nella graduatoria nazionale. Ci è stato assegnato il massimo del punteggio proprio per la capacità di innescare processi di rivitalizzazione, per la qualità innovativa dei progetti e la loro fattibilità economica e finanziaria”.

Ma non è bastato e adesso la partita si fa sempre più complicata: “Non lasceremo nulla di intentato. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per sostenere le nostre ragioni e dare attuazione agli impegni presi con i ternani durante l’ultima campagna elettorale”.

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