Lo stesso giorno in cui il governo gialloverde approva il durissimo disegno di legge sui reati contro la pubblica amministrazione, quindi sulla corruzione, ma anche sulla truffa ai danni dello Stato, Salvini e i suoi insorgono contro i magistrati che chiedono la restituzione allo Stato, perciò ai cittadini, dei 47 milioni di euro sottratti e frodati dalla Lega. Una situazione che ha dell’incredibile. Gravissima.
Due pesi e due misure: da un lato il cittadino e le imprese che, in caso di frode, devono restituire il maltolto fino all’ultimo centesimo (il ddl prevede il pignoramento di tutti i beni, compresi i contanti, e addirittura la responsabilità in solido degli eredi e dei comproprietari dell’azienda); dall’altro la Lega, che, dopo la condanna di Bossi e Belsito, chiamata a ridare indietro tutto ciò che ingiustamente e fraudolentemente ha percepito nel tempo anche con altri segretari, non vuole sentire ragioni della sentenza. Lega che – e questo è un particolare che non deve sfuggire a nessuno – non si è costituita parte civile neppure per segnare la distanza è la discontinuità dal passato. Un comportamento mai messo in atto da nessun’altro partito: si pensi alla Margherita che, a suo tempo, si costituì contro il proprio tesoriere, ottenendone la condanna, e che, seppur estranea e anzi vittima della truffa, come riconosciuto dalla magistratura in via definitiva, ha restituito tutto allo Stato per motivi di opportunità e di etica, quand’anche non fosse obbligata a farlo. Invece, l’indomito Salvini non intende restituire nulla, parla di congiura politica, lancia anatemi ai magistrati, parla dell’ira dei giusti. Veramente senza vergogna.
La verità è che chi si appropria indebitamente di soldi pubblici, quindi di soldi dei cittadini, deve restituirli senza se e senza ma. Alla luce di tutto ciò il governo del cambiamento sembra sempre più il governo degli annunci e del cambiamento degli altri. E la verità è anche che Di Maio e Conte, che ignorano tutto della Lega e di Salvini, mentre annunciano una svolta epocale sulla giustizia contro i malfattori che lucrano ai danni della pubblica amministrazione, restano muti su quei 47 milioni di euro che devono essere restituiti dal loro principale alleato di governo, facendo finta di non sapere quante cose si potrebbero fare con quei soldi a favore dei poveri e degli ultimi. Una doppiezza insopportabile per la politica e vergognosa dal punto di vista etico. Ma la legge evidentemente non è uguale per tutti.

