“Appalto rifiuti, peggio di prima”. La bocciatura, alla vigilia del Consiglio convocato sul tema, arriva da Chiara Frontini, che boccia la bozza di capitolato d’appalto per la raccolta e lo smaltimento.
“Il contratto predisposto dalla nuova amministrazione – ha spiegato la consigliera comunale durante una conferenza stampa – presenta le stesse cifre del passato, cioè 66 milioni di euro in sei anni, ma non risolve le problematiche evidenziate negli ultimi anni. Si confermano i costi fissati, con un aumento del 15% della Tari, a fronte di un calo dei servizi. E’ la dimostrazione – ha affermato lapidaria – che questi cinque anni di criticità che abbiamo vissuto non sono serviti a nulla”.
Sott’accusa l’aver previsto premi a favore della ditta appaltatrice al raggiungimento di determinati obiettivi, mentre a carico della stessa non sarebbero previste adeguate sanzioni a fronte dell’eventuale mancato rispetto degli obblighi contrattuali, “al punto che, in taluni casi – ha spiegato Viterbo 2020 – per la ditta è più conveniente pagare la multa piuttosto che erogare il servizio”. E ancora: “I Comuni, per direttiva europea, devono raggiungere una percentuale di differenziazione del 65%, ma Viterbo è ancora poco sopra il 50, grave perciò che il nuovo appalto non indichi il termine entro cui Viterbo si adeguerà ai parametri prefissati”.
La controproposta: “Dal momento che l’appalto è di 6 anni, invece di prevedere benefici per il semplice rispetto degli obblighi contrattuali, sarebbe più giusto vincolare la sua durata all’andamento della gestione. Si potrebbe fare un contratto di 6 anni con gli ultimi 2 come premio per il raggiungimento di certi risultati”. Critiche anche per il ritorno del dirigente Dello Vicario in Comune: “Alla luce delle vicende giudiziarie in corso, chiediamo che i movimenti di personale avvengano dopo la chiusura del bando sui rifiuti. E’ una questione di opportunità, ci sono in ballo 66 milioni di euro”.

