Fanno una certa impressione le dichiarazioni del presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini, secondo il quale – intervistato al termine del Trasporto da un sito Internet – quest’anno la Macchina di Santa Rosa, grazie alla presenza di Matteo Salvini, è andata più forte. Il che vuol dire che, a suo compiaciuto modo di vedere le cose, hanno trainato più il nazionalismo e il populismo incarnati dal leader della Lega che la fede e la devozione popolare. Vorrà dire che la prossima volta sulla Macchina ci trasporteremo direttamente il capo del Carroccio.
E meno male che il capofacchino, alla partenza della Macchina, grida “tutti di un sentimento”. Tutti, appunto, cioè, come è sempre stato fino ad ora: facchini e città insieme, uniti dall’amore per la santa dei poveri e degli ultimi e che combattette per la libertà dall’oppressione.
Ma va tutto bene così? No. No perché i cavalieri di Santa Rosa non possono veder sviliti il loro ruolo, il loro gesto di fede e il loro sforzo per la gloria della patrona; non possono vederli sacrificati sull’altare dell’asservimento a un’icona pagana e populista che, grazie alle complicità di alcuni, ha offuscato tutto e tutti: la città, il tre settembre, Santa Rosa e i facchini stessi, veri ed unici protagonisti della festa. Tutti da sempre – ministri,
Il comportamento composto che ha visto sempre i facchini e la Santa al centro delle riprese e delle comunicazione stavolta è stato dunque stravolto dalla smania di coloro che hanno sfruttato l’occasione per scattarsi una foto con il potente di turno, il quale, da parte sua, ha usato la festa di tutti i viterbesi per promuovere la propria immagine ed i propri valori che nulla hanno a che vedere con la santa e il suo culto. Una colpevole irresponsabilità, questa, che, con mitezza e sobrietà, ha evidenziato Raffaele Ascenzi, invitando per il futuro a ripristinare Trasporti più intimi come si addice ai cavalieri di Santa Rosa, al rispetto per la patrona e i viterbesi.
Ma la colpa non è tanto di Salvini, che, non essendo viterbese, non conosce le dinamiche profonde della città. La colpa è di chi lo ha assecondato senza “istruirlo” di quello che si sarebbe trovato a vivere arrivando a Viterbo. In altre parole, se ci si accorgeva che Salvini da solo non era in grado di rispettare Viterbo, né le sue tradizioni e la sua fede, nel momento in cui assumeva atteggiamenti propri di chi ritiene di dover sempre stare al centro dell’attenzione, qualcuno avrebbe dovuto invitarlo ad abbassare i toni. E invece molti si sono addirittura calati nello spettacolo pagano venendo meno al loro ruolo ed alla loro funzione. Serva per il futuro: caro sindaco, Santa Rosa è la patrona di Viterbo che le tributa ogni anno amore e fede, evitiamo che c’è la scippino. Il tre settembre è qualcosa di più della festa del vino o della sagra del baccalà o della fiera delle vanità.

