
E’ proprio vero, la religione è l’oppio dei popoli. Molti viterbesi doc che da sempre amano Santa Rosa, che non rinuncerebbero mai al clima di festa e a cui non verrebbe mai meno la fede nella patrona (badate bene, solo in lei, che poi santa manco lo è) si stupiscono in questi giorni di come si possa far festa in un clima di odio come è quello che si respira a Viterbo da un po’ di tempo a questa parte e per di più con chi quell’odio lo coltiva. Certo, tanti altri non si sono fatti e non si fanno alcun problema, ma è indubbio che lo spettacolo di vip politici o presunti tali andato in scena in Comune ieri sera (come sempre, d’altra parte) quest’anno, per un sacco di motivi, è apparso più strano che mai: per la falsità di chi si bacia e abbraccia in pubblico e poi si accoltella alle spalle, per la strumentalizzazione del disagio di chi soffre con tanto di riprese in diretta trasmesse su Facebook, per i silenzi imbarazzati di chi dovrebbe far alzare forte la propria voce e invece preferisce non disturbare i manovratori, per chi da questa città prende solo senza dare nulla in cambio, per chi fa finta di praticare la politica sulla base di un’ideologia di cui invece non si scorge neanche l’ombra, per chi agli occhi del popolo fa finta di combattersi e confrontarsi sui problemi reali salvo poi inciuciare alle spalle e per chi vive la politica come affermazione di uno status sociale che non è stato in grado di raggiungere con lo studio, il lavoro e la professione.
Sì, insomma, forse di fede c’è gran poco in questa festa. Forse ha più fede chi non ce l’ha. Forse è più cristiano chi non si batte il petto. Evviva Santa Rosa.

