C’è attesa all’interno di molti ambienti di centrodestra per l’arrivo di Matteo Salvini, che dal Comune assisterà stasera al Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Ci sarà la fila – c’è da scommetterci – per salutarlo ed omaggiarlo, ma “a baciargli la mano” non saranno solo i rappresentanti e i militanti del suo partito. Cercheranno infatti di prendere posto in prima fila, nella speranza di farsi notare, tanti altri personaggi politici “in cerca d’autore”, gente che vorrebbe fare il salto della quaglia, che un giorno sì e l’altro pure “preme” sul senatore Umberto Fusco per essere ammessa a corte e che con disinvoltura imbarazzante si professa più leghista dei leghisti veri dopo essere stata democristiana, poi finiana e berlusconiana e infine berlusconiana e basta dato che Fini ha fatto già da un pezzo una brutta fine.
Questa è Viterbo, specchio di un’Italia che nonostante il trascorrere del tempo appare ancora prigioniera di primitive logiche rurali che affondano le radici nella storia – feudale prima e municipale poi – di un territorio diventato nazione troppo tardi e senza eccessiva convinzione.
Stando così le cose, stasera tutti applaudiranno Salvini, nessuno oserà chiedergli ragione del blocco del finanziamento di 17 milioni di euro stanziato dal governo Gentiloni nell’ambito dei bandi per le periferie. Nessuno, statene certi, cercherà di entrare in rapporto dialettico con il “capitano”, anzi, tutti, più adulatori di quanto lui stesso non si aspetti (né forse vorrebbe), arriveranno addirittura a negare che a Viterbo erano stati davvero destinati tutti questi soldi, come ha fatto qualche giorno fa un consigliere comunale in cerca di visibilità.
Salvini oggi, invece che limitarsi alla sola passerella ad uso e consumo della sua macchina propagandistica, dovrebbe dire ai viterbese che gli tributano tanto onore quali sono i progetti che la Lega ha in mente per questo territorio. Dovrebbe spiegare perché sono stati revocati i finanziamenti per le periferie e soprattutto dovrebbe chiarire chi spenderà (e dove) quei soldi al posto nostro.
A Viterbo per Santa Rosa sono giunti negli anni diversi rappresentanti governativi, in primis Letta nel 2013 e cinque anni prima Berlusconi. In entrambi i casi, la città portò a casa dopo qualche tempo un piccolo ma grande successo, che lo si chiami finanziamento per il plus o finanziamento per le periferie poco importa. Ma stavolta no. Stavolta Salvini, a parte il motto “tutti gli stranieri a casa” che fa tanto comodo per sviare l’attenzione dai problemi veri dell’economia e della società, arriverà con le mani vuote e non farà neanche promesse perché sa già che non potrà mantenerle.

