Il giorno di Santa Rosa, oggi, in un clima a Viterbo non proprio fraterno. Lo ha implicitamente ricordato ieri sera il vescovo, quando, durante l’omelia pronunciata sulle scale del duomo prima della processione con il corpo della patrona, ha detto: “Viterbesi volemose bene e damose da fa. Mettiamo fine ai contrasti e alle sterili polemiche per un progetto condiviso arricchito dalle proprie sensibilità culturali”. Riferimento neanche tanto implicito alle continue polemiche che spaccano la città, all’eterna guerra tra guelfi e ghibellini, agli scontri politici che esasperano un clima di odio ed intolleranza.
Tutti pronti ad onorare la patrona della città, insomma, ma nessuno sembra in grado di seguirne l’esempio. Tutti a battersi il petto quando entrano in chiesa e poi con la stessa disinvoltura armati di coltelli (fortunatamente solo in senso figurato) da usare senza pensarci troppo quando se ne esce.
Nonostante le polemiche sul razzismo – che negli ultimi giorni hanno conosciuto una fase di recrudescenza per il video spot girato da Rotelli al campo di calcio del Pilastro, dove sono state chiamate le forze dell’ordine per presunte prevaricazioni di alcuni rifugiati ai danni dei ragazzini del posto – nessun ragionamento su questi temi è venuto ieri sera da Fumagalli, che ne aveva invece accennato qualche giorni prima alla festa di Sant’Ermete ad Acquapendente, dicendo di aver sofferto “di fronte alla nave Diciotti contenente immigrati. Nessuna norma internazionale – queste le sue parole – può giustificarne il fermo per cinque giorni in un porto italiano. Doveva emergere il concetto di salvaguardia degli esseri umani. La volontà di accogliere migranti senza se e senza ma”. Ma evidentemente ciò che va bene nell’Alta Tuscia non va bene a Viterbo città, dove oggi è atteso, guarda caso, Salvini. Forse per questo Fumagalli ha preferito mantenere un profilo più basso?

